Dazi Usa, per l’economista Giulio Sapelli “le ripercussioni dipenderanno dal tipo di prodotti”. Ma qual è il (vero) obiettivo di Donald Trump?
“Via i pagliacci dal campo dell’economia, in tanti parlano ci cose che non sanno“. È il giorno delle dodici lettere (dal sapore di ultimatum) che Donald Trump ha annunciato di inviare a 12 Paesi. L’economista Giulio Sapelli, contattato da Notizie.com, dichiara che non è il momento di fare allarmismi. 
“Neppure gli economisti conoscono più l’economia, i politici dovrebbero fare i politici e il governo italiano dovrebbe ascoltare il Regno Unito”. Per il professore di Storia economica dell’Università degli Studi di Milano “Giorgia Meloni è una brava politica, però sull’economia dovrebbe ascoltare quello che dicono gli inglesi attraverso il ministro Giancarlo Giorgetti”.
Proprio sulla politica economica di Donald Trump, Sapelli ha da poco pubblicato un libro dal titolo Il grande ritorno. La nuova era di Trump edito da Guerini e Associati. “Dazi zero è una stupidaggine“, risponde ai nostri microfoni, quando gli domandiamo se l’ipotesi avanzata da Elon Musk prima della lite con il tycoon fosse fattibile. Tuttavia, “un accordo sui dazi reciproci zero è una cosa che si può negoziare”.
L’Europa non ha commentato l’annuncio della Casa Bianca, secondo cui sono in arrivo lettere-ultimatum per raggiungere subito accordi sui dazi, oppure scatteranno il primo agosto. Il vicepremier italiano Antonio Tajani esclude che l’Europa sia destinataria di una di queste missive, perché c’è un negoziato in corso con gli Usa.
Cosa non viene mai menzionato: il diritto doganale
“C’è una cosa che non viene mai menzionata in questo dibattito: il diritto doganale. Qualsiasi spedizioniere potrebbe spiegarlo benissimo e sulla base di esso di può lavorare sulle percentuali dei dazi. Ma lasciamo questo discorso in mano agli sherpa, ai tecnici. Non ai politici. Ormai neppure più gli economisti sanno di economia. Se fossimo un mondo razionale, lasceremmo a Confartigianato o a Confindustria di occuparsi della questione. Non certo i parlamenari o i singoli ministri”.
Il vero obiettivo del protezionismo economico di Donald Trump, per l’economista è “conquistare la Groenlandia per avere una piattaforma verso l’Artico da cui si decideranno le sorti del mondo. Tutto il resto sono fandonie. Cose che si dicono per incantare i lettori e i giornali, le tv”. 
Cose dette per “rispondere al suo elettorato che non hanno un significato economico. I mercati non sono così curvati, le borse sono più o meno stabili”. Dove si inseriscono dunque, i Brics, cioè i Paesi in via di sviluppo, in questo scenario?
Dazi, perché Donald Trump punta il dito contro i Brics?
Secondo il professore Giulio Sapelli, il problema vero in questo caso è il Brasile: “Lula sa perfettamente quali sono gli interessi nazionali prevalenti. Quel Paese ha una grande industria informatica nazionale, una grande industria aeronautica e militare. Lula vuole un non allineamento e mantenere un equilibrio tra Stati Uniti e Cina. E Donald Trump ha già lasciato intendere che a lui il presidente del Brasile non sta per niente simpatico”.
Nessun timore il Made in Italy
Ma veniamo al nostro Paese: quali ripercussioni avrebbero i dazi sui prodotti made in Italy? “Dipende tutto dal tipo di prodotti. La pasta ad esempio, in America è considerata un bene di lusso. Per questo, può superare l’aumento dei prezzi. Lo stesso vale per il vino italiano di qualità: l’americano è disposto a pagare 2 o 3 dollari in più per berne una buona bottiglia”.
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Dunque: non si può fare un discorso generico sulle conseguenze. Ogni prodotto va valutato sulla base della domanda e della tipologia del prodotto. E i farmaci? “La situazione è più complicata – spiega ancora Sapelli a Notizie.com – Si tratta infatti, di componenti per fare altri farmaci. La nostra industria potrà avere colpi differenti, ma anche in questo caso mi sembra ci sia un ampio margine di trattativa. E non dimentichiamo che abbiamo un’industria farmaceutica tra le migliori al mondo. Quindi a Trump conviene negoziare”.





