Claudio Bertolotti, ricercatore Ispi, in esclusiva ai nostri microfoni: “Netanyahu vuole attaccare Hezbollah. E sulla trattativa con Hamas”.
“Pronti a colpire il Libano“, con queste parole il presidente Netanyahu ha alzato la tensione con Hezbollah. Israele sembra essere pronto ad una operazione potente nel Nord per cercare di ripristinare la sicurezza. Le dichiarazioni del numero uno di Tel Aviv hanno fatto il giro del mondo in davvero poco tempo e non sono mancate le polemiche. 
Le parole di Netanyahu sul possibile attacco in Libano le abbiamo commentate in esclusiva con Claudio Bertolotti, ricercatore dell’Ispi.
Bertolotti (Ispi): “Il piano negoziale non convince Hamas”

Dottor Bertolotti, Netanyahu si è detto pronto ad attaccare Hezbollah. Cosa c’è di vero?
“E’ vero che Hezbollah fa parte del governo libanese come entità politica, ma principalmente è un esercito autonomo a cui fa riferimento la comunità sciita ed è sostenuto economicamente dall’Iran. Proprio Teheran ha tutto l’interesse che si apra un secondo fronte ed uno scenario di conflitto orizzontale, ovvero una guerra a livello regionale“.
Queste dichiarazioni potrebbero frenare la trattativa per arrivare alla pace?
“Non credo che le dichiarazioni frenino la trattativa. Ci muoviamo su piani che sono paralleli. Il piano negoziale è un qualcosa che, sebbene sembra diversamente dal punto di vista mediatico, non è il vero obiettivo di Hamas. L’organizzazione politico-militare palestinese vuole spingere l’Occidente a guardare con occhi diversi Israele“.
Quindi da parte di Hamas nessuna apertura al piano negoziale?
“Hamas non ha mai manifestato una posizione favorevole. Mi sembra che stia prendendo tempo, ma di fatto non si sta muovendo“.
Sul campo ci sono state delle novità rispetto ai giorni scorsi?
“L’attacco su Rafah non è fermo. Non è l’offensiva massiccia che ci aspettavamo. Israele sta attaccando obiettivi riferibili a Hamas. Tel Aviv non sta muovendo le forze di manovra, ma sta colpendo con azioni mirate obiettivi limitati. Dovremmo aspettarci, comunque, una azione offensiva molto più forte“.
Le tempistiche le conosciamo?
“No, non le abbiamo. Ma è verosimile che Israele voglia accelerare perché il prolungarsi di una guerra è sfavorevole sia dal punto di vista politico che militarmente. In questo momento, inoltre, è condizionato dagli Stati Uniti che spingono per posticipare l’attacco“.





