ESCLUSIVA – Caso Viviana-Gioele, Lavorino: “Non è omicidio-suicidio, vi spiego perché”

In esclusiva ai nostri microfoni il criminologo Lavorino ha parlato del caso di Viviana e del piccolo Gioele a poche ore dai funerali.

Carmelo Lavorino sul caso di Viviana e Gioele
Lavorino commenta il caso di Viviane Gioele (screenshot video YouTube)

Sono passati ormai 15 mesi dalla morte di Viviana e Gioele e ancora sono diversi punti da chiarire. A poche ore dal funerale la redazione di Notizie.com ha contattato il criminologo Lavorino che da sempre ha detto no all’ipotesi di omicidio-suicidio. “Viviana non ha ucciso il figlioletto – ha confermato ai nostri microfoni – mai si è arrampicata su quel traliccio e mai si è buttata […]“.

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“Le indagini – ha continuato Lavorino – devono individuare la combinazione criminale utilizzata per trasportare il corpo di Gioele sulla radura boscosa e quello di Viviana sotto il traliccio dell’Enel e per depistare gli inquirenti […]“.

Lavorino: “Deludente la richiesta di archiviazione”

Crminologo Carmelo Lavorino
Il criminologo Carmelo Lavorino (screenshot video YouTube)

Il criminologo ha definito “deludente e non condivisibile la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Patti e l’ordinanza firmata dal Gip […]. Il libro scritto su questo caso è una sintesi di un’Analisi Sistemica Criminologica-Criminalistica-Investigativa-Forense che dimostra che Viviana non ha ucciso Gioele e che la stessa non si è diretta verso il traliccio per arrampicarsi e lanciarsi […]. Mamma e figlio non sono mai precipitati in un pozzo e morti lì, ma un’abile combinazione criminale del territorio ha estratto i due cadavere e trasportati nei luoghi di rinvenimento mettendo in essere un’opera criminale di depistaggio“.

Il libro sconfessa l’omicidio-suicidio – ha aggiunto – ed è stato scritto per informare del nostro lavoro e delle nostre conclusioni l’opinione pubblica, gli esperti e gli studiosi dell’investigazione criminale e delle scienze forensi […]“.

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A noi tutti – ha concluso il criminologo – interessa di raggiungere la verità per scopi di giustizia e per tutelare la dignità delle persone, soprattutto perché è ingiusto, avvilente e non dignitoso che la persona morta venga accusata senza prove di aver ucciso il figlio e se stessa e successivamente condannata da chi indaga in nome del Popolo Italiano di essere una duplice assassina […]“.