Matteo Salvini mette il veto sul ritorno al ballottaggio nella nuova legge elettorale e annuncia che chiederà agli alleati di respingere l’emendamento presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera. La posizione del leader della Lega complica il percorso della riforma e rende più difficile la ricerca di un accordo tra i partiti del centrodestra.
“Si vota un giorno, chi vince governa per cinque anni”, ha affermato Salvini durante una visita alla stazione dei carabinieri di Roma-Alessandrina, nel quartiere Torre Maura. Il vicepremier considera superfluo richiamare gli elettori alle urne dopo due settimane e punta a conservare un sistema capace di assegnare il premio già al primo turno.
La proposta di Marcello Pera prevede l’elezione immediata della coalizione capace di raggiungere almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere. Qualora nessuno superasse questa soglia, scatterebbe il ballottaggio tra le prime due coalizioni, a condizione che entrambe abbiano ottenuto almeno il 38%.
Al secondo turno verrebbero esclusi nuovi apparentamenti, mentre il premio di governabilità andrebbe alla coalizione più votata. L’obiettivo dichiarato è garantire una maggioranza stabile anche nello scenario in cui nessuno dei principali schieramenti raggiunga la soglia prevista dalla riforma approvata alla Camera.
Il testo attuale introduce infatti un sistema proporzionale con un premio per la coalizione che supera il 42%. Sotto questa percentuale, la distribuzione dei seggi seguirebbe prevalentemente i risultati proporzionali, aumentando il rischio di un Parlamento privo di una maggioranza autosufficiente.
Salvini chiederà formalmente a Fratelli d’Italia e Forza Italia di votare contro l’emendamento. Allo stesso tempo esclude il rischio di una frattura nella maggioranza e ridimensiona il peso della discussione, spiegando che la legge elettorale occupa una parte minima delle sue giornate.
La Lega teme che il doppio turno possa indebolire il richiamo al “voto utile” e offrire maggiore spazio alle formazioni esterne alla coalizione. Sullo sfondo resta la crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, indicata da diverse ricostruzioni politiche come una delle ragioni che hanno riaperto il confronto sulle regole del voto. Vannacci accusa il centrodestra di voler costruire una legge per arginarlo, mentre la maggioranza presenta il dibattito come una scelta legata alla governabilità.
Forza Italia, dopo avere valutato una propria proposta sul doppio turno, ha rinunciato a depositarla. In campo resta quindi soltanto l’emendamento Pera, presentato a titolo personale. Fratelli d’Italia mantiene aperta la discussione, ma considera indispensabile un’intesa con gli alleati.
La riforma arriverà nell’Aula del Senato il 9 settembre. Il veto della Lega riduce sensibilmente le possibilità di approvazione del ballottaggio e sposta il confronto sugli altri punti della legge, dalle preferenze alla soglia per ottenere il premio di maggioranza.