Dai quattro richiedenti asilo trasferiti dall’Austria ai rientri già eseguiti dalla Svezia, il fronte europeo dei dublinanti si allarga. In poche ore Stoccolma ha confermato l’intenzione di proseguire le procedure verso l’Italia, mentre la Finlandia sta preparando le prime operazioni. Germania e Svizzera avevano già annunciato la stessa linea.
Vienna ha trasferito quattro persone dal 12 giugno, data dalla quale si applica il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Le autorità austriache hanno acquistato biglietti ferroviari o dell’autobus per consentire il viaggio verso l’Italia. Restano ancora sconosciuti il numero complessivo dei possibili destinatari e il calendario delle prossime partenze.
La Svezia è già passata alla fase operativa. Victoria Holmqvist, portavoce del ministro svedese per la Migrazione Johan Forssell, ha spiegato Stoccolma ha effettuato alcuni trasferimenti e intende continuare. Helsinki, invece, ha comunicato che le procedure sono in preparazione.
I dublinanti sono richiedenti asilo entrati o registrati in uno Stato europeo e successivamente trasferitisi in un altro Paese. Il nuovo regolamento mantiene in molti casi la competenza dello Stato di primo ingresso, con criteri specifici legati, tra gli altri elementi, a famiglia, visti e permessi di soggiorno.
Ogni pratica richiede verifiche individuali. Una richiesta inviata all’Italia equivale soltanto all’avvio di una procedura. Secondo i dati Eurostat, nel 2025 gli altri Paesi europei avevano chiesto a Roma di riprendere più di 24mila persone. La cifra misura le domande presentate, mentre gli arrivi effettivi dipendono dall’esito delle verifiche e dalla concreta esecuzione dei provvedimenti.
Parigi, per il momento, ha scelto di restare fuori dal gruppo dei Paesi che stanno riattivando i trasferimenti, privilegiando la collaborazione con Roma sulla riduzione delle partenze da Tunisia e Libia. Madrid punta sui meccanismi europei di solidarietà, come ricollocamenti e contributi, al posto delle espulsioni bilaterali.
I casi austriaci restano pochi, ma l’ingresso di cinque Paesi nello stesso percorso aumenta la pressione amministrativa sull’Italia. Roma può contestare le singole richieste quando mancano i presupposti, far valere legami familiari e termini procedurali oppure chiedere che un altro Stato esamini la domanda, conteggiando la presa in carico come contributo di solidarietà.
Il numero reale emergerà dai trasferimenti accettati ed eseguiti. Elly Schlein parla di «boomerang» per il governo, mentre Giuseppe Conte osserva che «i rimpatri funzionano, ma contro di noi». Fratelli d’Italia respinge il collegamento con lo scontro su Schengen e sostiene che la platea effettiva resterà contenuta.