Perù, chi erano i sette italiani morti nello schianto: il video riaccende le domande sulla tragedia.
Le loro identità sono state confermate e, insieme con i nomi, emergono anche le storie spezzate di due famiglie partite dalla Brianza per quello che doveva essere un viaggio indimenticabile. Nelle ultime ore sono state diffuse le immagini dello schianto del piccolo aereo turistico precipitato nel deserto peruviano, mentre proseguono le indagini per chiarire le cause del disastro costato la vita a 13 persone, tra cui sette italiani.
La tragedia si è consumata durante un volo panoramico sulle celebri Linee di Nazca, uno dei siti archeologici più visitati del Perù. Il velivolo, un Cessna Grand Caravan della compagnia Aerodiana, era decollato da Pisco per consentire ai turisti di osservare dall’alto gli enormi geoglifi patrimonio dell’Unesco. Poco prima dell’atterraggio, però, l’equipaggio ha segnalato un’emergenza alla torre di controllo. Da quel momento il contatto radio si è interrotto e l’aereo è precipitato, senza lasciare superstiti.
Con il passare delle ore è stato possibile ricostruire l’identità delle vittime italiane. Tra loro ci sono Elena Sala, Massimo Angelucci, Cristina Maria Bianco, Paolo Gianturco, Matteo Gianturco, Pietro Gianturco, appena diciottenne, e Lorenzo Angelucci. Si tratta di due famiglie lombarde che stavano trascorrendo insieme una vacanza in Sud America.
La notizia ha profondamente colpito le comunità di provenienza delle vittime, dove il dolore si è rapidamente diffuso tra parenti, amici e conoscenti. Il Ministero degli Esteri italiano, attraverso l’Ambasciata a Lima, segue da vicino la vicenda e assiste le famiglie nelle procedure per il rientro delle salme.
Tra gli elementi che stanno attirando maggiore attenzione ci sono le immagini diffuse nelle ultime ore dalle emittenti locali e rilanciate anche dai media internazionali. I video mostrano la colonna di fumo che si alza dal luogo dell’impatto e i primi soccorritori impegnati tra i rottami del velivolo.
Le immagini, pur non chiarendo cosa sia accaduto negli ultimi istanti di volo, documentano la violenza dell’impatto e confermano come il velivolo abbia preso fuoco subito dopo essersi schiantato al suolo. Le autorità stanno acquisendo ogni elemento utile all’inchiesta, compresi eventuali filmati e registrazioni radio.
Secondo la ricostruzione fornita dal Ministero dei Trasporti peruviano, il Cessna Grand Caravan C-208 aveva lasciato l’aeroporto di Pisco intorno alle 12.10 ora locale per uno dei tradizionali voli panoramici sulle Linee di Nazca.
Circa cinquanta minuti dopo il decollo l’equipaggio ha comunicato una situazione di emergenza alla torre di controllo dell’aeroporto di Nazca. Pochi istanti dopo ogni comunicazione si è interrotta. L’aereo è stato ritrovato nell’area di Socos, a pochi chilometri dalla città di Nazca, completamente distrutto dall’impatto e dall’incendio sviluppatosi subito dopo lo schianto.
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Al momento gli investigatori non hanno indicato una causa ufficiale. Tra le ipotesi al vaglio ci sono un possibile guasto tecnico, un problema durante la fase di avvicinamento oppure altri fattori che potranno essere chiariti soltanto dall’inchiesta aperta dall’autorità aeronautica peruviana.
La tragedia ha riacceso anche il dibattito sulla sicurezza dei voli turistici sopra le Linee di Nazca. I giganteschi geoglifi, realizzati tra il 500 a.C. e il 500 d.C., possono essere osservati nella loro interezza quasi esclusivamente dall’alto e rappresentano una delle principali attrazioni turistiche del Perù.
Negli ultimi anni, però, la zona è già stata teatro di altri incidenti mortali. Nel 2022 un altro schianto provocò sette vittime, mentre tragedie analoghe si erano già verificate nel 2010 e nel 2008, alimentando dubbi sulle condizioni operative di alcuni voli panoramici e sulla sicurezza della flotta impiegata. Anche per questo motivo il nuovo incidente riporta sotto i riflettori un settore che da tempo è oggetto di attenzione da parte delle autorità peruviane.