Sono andati avanti per diverse ore i disordini avvenuti in centro a Bologna nella serata di ieri a seguito della morte del 42enne Abderrahim Fakir, morto domenica pomeriggio al quartiere Pilastro di Bologna durante l’intervento di polizia.
Undici persone hanno avuto bisogno di cure del 118: sul posto, il personale sanitario ha trattato quattro manifestanti e cinque poliziotti. Un altro poliziotto è stato portato all’ospedale Maggiore e un manifestante al Sant’Orsola, entrambi con ferite lievi. 
Nel corso delle proteste, i vigili del fuoco sono dovuti intervenire in via Monte Grappa, dove un fumogeno ha preso fuoco in una corte interna. Registrati lanci di oggetti contro la polizia da una parte e gli agenti in tenuta antisommossa dall’altra. Sono stati usati lacrimogeni e alcuni dimostranti hanno creato barriere con le biciclette del servizio di bike sharing.
“Qualcuno non perde occasione per utilizzare la morte di una persona che, invece, non dovrebbe mai essere strumentalizzata. – ha affermato il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – La politica dovrebbe esprimere il suo volto più nobile, soprattutto quando c’è di mezzo la vita delle persone. Convocare una manifestazione che sfocia in aggressioni alle forze dell’ordine rappresenta l’ennesima occasione per trasformare una tragedia in una polemica“.
“Non odio” ma “giustizia, verità e dignità”
La manifestazione era partita da piazza del Nettuno a Bologna con l’intervento commosso della nipote di Abderrahim Fakir, per chiedere “non odio” ma “giustizia, verità e dignità” per il 42enne morto domenica pomeriggio. La tensione è salita con una parte dei manifestanti che si è spostata davanti Prefettura e Questura gridando “assassini” davanti ai palazzi, intonando slogan contro lo “scudo penale”.
Diversi momenti di contatto, calci, manganellate e poi le cariche, col tentativo di disperdere la folla con lacrimogeni e idranti andato avanti fino a tarda sera con un ultimo gruppo di attivisti protagonista di atti vandalici in centro. La famiglia della vittima si è dissociata da quanto avvenuto. 
“Viviamo in un’epoca di iperdocumentazione. – ha ricordato Piantedosi – Gli agenti indossavano le bodycam e hanno scelto di utilizzarle proprio per documentare la loro attività. Sarà la Procura di Bologna a ricostruire con precisione quanto accaduto. Ho piena fiducia nei magistrati che svolgeranno tutti gli accertamenti necessari. Le bodycam sono state consegnate agli inquirenti, esistono anche altre immagini e saranno effettuate le necessarie perizie tecniche”.
Il caso di Fakir è arrivato sul New York Times che ha sottolineato in particolare i paragoni con il caso di George Floyd, ucciso da un agente di polizia di Minneapolis nel 2020 mentre veniva tenuto a terra. L’articolo ha anche dato conto delle proteste a Bologna “dove centinaia di persone hanno manifestato, alcune delle quali sventolavano bandiere marocchine e appendevano uno striscione che denunciava la violenza della polizia e il razzismo”.
Il New York Times ha ripercorso la vicenda, sottolineando come Fakir fosse “residente legale al momento della sua morte”. Il quotidiano statunitense ha riportato le dichiarazioni del sindaco Matteo Lepore e degli esponenti della maggioranza e posto l’accento sul gesto di Silvia Miglietta, assessora alla Cultura in Puglia, che ha sottolineato le analogie tra la morte di Fakir e quella di George Floyd indossando una maglietta con la scritta Non riesco a respirare, in riferimento alle parole pronunciate da Floyd mentre l’agente Derek Chauvin gli teneva un ginocchio sul collo durante l’omicidio avvenuto in un angolo di strada di Minneapolis.





