“La Libia non è un porto sicuro”: il Tribunale di Ortona dichiara illegittimo il fermo della nave di soccorso Humanity 1

Nelle scorse ore il Tribunale di Ortona ha stabilito che il fermo della nave di soccorso Humanity 1, avvenuto nel dicembre 2025, era illegittimo.

Il giudice ha ribadito la posizione giuridica, già stabilita da precedenti sentenze dei tribunali italiani, secondo cui la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per le persone soccorse in mare.

Una nave di Sos Humanity
“La Libia non è un porto sicuro”: il Tribunale di Ortona dichiara illegittimo il fermo della nave di soccorso Humanity 1 (SOS HUMANITY FOTO) – Notizie.com

La nave fa parte della flotta della ong Sos Humanity, che a sua volta rientra nell’alleanza Justice Fleet attiva nelle acque del mar Mediterraneo. Nei giorni scorsi un’altra nave dell’alleanza, la Trotamar III, è stata fermata in Italia. Stando a quanto diffuso da Sos Humanity in una nota, la sentenza dei giudici di Ortona confermerebbe che il fermo delle navi di soccorso per la mancata coordinazione con il centro di coordinamento dei soccorsi libico viola il diritto marittimo internazionale.

La Corte ha sottolineato che è “assolutamente impossibile” considerare la Libia un luogo sicuro, poiché le violazioni dei diritti umani contro rifugiati, richiedenti asilo e migranti continuano impunemente. “In un’altra sentenza, un giudice italiano ha stabilito che è illegale obbligare un capitano a comunicare con il centro di coordinamento dei soccorsi libico, poiché la Libia non può essere considerata un luogo sicuro per le persone soccorse in mare in difficoltà“, ha spiegato Cristina Cecchini, avvocata di Sos Humanity.

L’equipaggio non aveva comunicato con il centro di coordinamento dei soccorsi libico

La sentenza si riferisce al fermo della nave di soccorso Humanity 1 a Ortona nel dicembre 2025. Dopo aver tratto in salvo 160 persone in difficoltà in mare, le autorità italiane hanno fermato l’imbarcazione perché l’equipaggio non aveva comunicato con il centro di coordinamento dei soccorsi libico. Sos Humanity e l’alleanza Justice Fleet non riconoscono la Guardia costiera libica, subordinata al centro di coordinamento dei soccorsi, come un soggetto legittimo, accusata di gravi crimini contro le persone in fuga via mare e all’interno della Libia.

Più recentemente, il 9 luglio, è stato emesso un ordine di fermo di 45 giorni nei confronti della nave di soccorso Trotamar III. L’equipaggio dell’imbarcazione, gestita da CompassCollective, si era rifiutato di comunicare con il centro di coordinamento dei soccorsi libico. “Il fermo della Trotamar III e la nostra quasi simultanea vittoria in Tribunale in un caso analogo mettono in luce la posizione giuridica altamente discutibile del governo italiano, che insiste affinché le navi delle ong comunichino con questi attori libici illegittimi”, ha affermato Wasil Schauseil, portavoce di Sos Humanity.

Nave di Sos Humanity
L’equipaggio non aveva comunicato con il centro di coordinamento dei soccorsi libico (SOS HUMANITY FOTO) – Notizie.com

Inoltre, la sentenza ha un significato politico: mentre i Tribunali sottolineano le condizioni disumane in cui versano rifugiati e migranti in Libia, i governi europei intensificano gli sforzi per impedire a queste persone di fuggire dal Paese”, ha continuato Schauseil.

Documenti pubblicati dall’organizzazione Statewatch dimostrerebbero che l’Ue e i suoi Stati membri continuano ad ampliare la cooperazione in materia di migrazione con le autorità della Libia, Paese politicamente frammentato, pur essendo consapevoli delle “gravi condizioni” nei centri di detenzione libici, dell’ostilità generale nei confronti dei migranti e della repressione delle ong. In un rapporto del 2025, l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni unite per i diritti umani ha documentato la responsabilità europea per le sistematiche violazioni dei diritti umani in Libia.