Solo sì significa sì. Il Parlamento europeo ha confermato con una nuova risoluzione che il requisito del consenso diventerà lo standard per la legislazione sullo stupro.
L’Europarlamento ha invitato così la Commissione europea a rendere il consenso il fattore determinante nella legislazione sullo stupro in tutta l’Unione europea, con 447 voti favorevoli, 160 contrari e 43 astensioni. 
Si è stabilito che “una manifestazione di consenso affermativa, libera e inequivocabile è valida” e che “il silenzio, la mancanza di resistenza verbale o fisica o l’assenza di un no non possono essere interpretati come consenso”. La risoluzione ha poi sottolineato che “il consenso può essere ritirato in qualsiasi momento prima o durante un atto sessuale“.
Il Parlamento europeo ha inoltre invitato l’Unione europea ad adottare un approccio intersezionale e incentrato sulle vittime, sottolineando la necessità di migliorare i servizi e il sostegno per i sopravvissuti, compresi l’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, la cura dei traumi, il supporto psicologico e l’accesso ad aborti sicuri.
Il tentativo di riforma legislativa in Italia si è arenato
Ad oggi, 17 dei 27 Stati membri dell’Ue hanno già leggi sullo stupro basate sul consenso, mentre gli altri Stati membri definiscono ancora lo stupro in base a elementi di “forza”, “minaccia” o “coercizione”. Dal 2023, diversi Paesi europei come Francia, Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno adottato una legislazione basata sul consenso, mentre il tentativo di riforma legislativa in Italia si è arenato.
L’adozione di uno standard a livello europeo sulla definizione giuridica di stupro, con il consenso al centro, sarebbe in linea con gli standard internazionali, compresi gli obblighi dell’Ue ai sensi della Convenzione di Istanbul, la quale stabilisce che “il consenso deve essere dato volontariamente come risultato della libera volontà della persona valutata nel contesto delle circostanze circostanti“. 
La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Dubravka Šimonović, ha sottolineato in un rapporto del 2021 che i governi dovrebbero armonizzare la legislazione con gli standard internazionali, affermando che “la mancanza di consenso da parte della vittima dovrebbe essere al centro di tutte le definizioni di stupro”.
A livello globale, gli stupri sono ampiamente sottostimati; un fattore chiave è rappresentato dai “sistemi di giustizia penale che definiscono lo stupro in base all’uso della forza“, si legge nel rapporto.





