L’Amoc, ovvero la Corrente atlantica critica o Circolazione tormoalina atlantica potrebbe collassare prima di quanto si pensasse.
Si tratta di una scoperta che gli esperti che hanno condotto una nuova ricerca hanno definito “molto preoccupante”, in quanto il collasso avrebbe conseguenze catastrofiche per l’Europa, l’Africa e le Americhe. 
Ma di cosa stiamo parlando? L’Amoc (Atlantic meridional overturning circulation), è un sistema fondamentale di correnti oceaniche che trasporta acqua calda dall’equatore verso nord (quindi verso l’Europa) e acqua fredda in profondità verso sud. L’Amoc, insomma, regola il clima europeo e la stabilità delle temperature globali. Agisce come una sorta di nastro trasportatore basato sulla densità.
L’acqua calda superficiale, infatti, viaggia a nord, si raffredda, diventa più densa (ovvero iù salata), sprofonda e torna a sud in profondità. È di estrema importanza perché mitiga il clima europeo. Se l’Amoc non esistesse, le temperature nell’Europa settentrionale scenderebbero drasticamente. A causa del cambiamento climatico e dello scioglimento dei ghiacci, l’ingresso di acqua dolce rischia di bloccare questo meccanismo.
“L’Amoc è più vicina a un punto di non ritorno”
L’allarme è stato lanciato in queste ore dal quotidiano inglese The Guardian, che ha diffuso i risultati di una ricerca condotta dal dottor Valentin Portmann, dell’Inria Centre de recherche Bordeaux Sud-Ouest in Francia, e dal professor Stefan Rahmstorf, dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sull’impatto climatico in Germania. “Abbiamo scoperto che l’Amoc – ha dichiarato Portmann – diminuirà più del previsto rispetto alla media di tutti i modelli climatici. Ciò significa che l’Amoc è più vicina a un punto di non ritorno”.
Gli scienziati del clima hanno utilizzato decine di modelli computerizzati per valutare il clima futuro. Per il complesso sistema Amoc, i risultati suggeriscono suggeriscono un’enorme decelerazione tra il 42% e il 58% entro il 2100, anche se le emissioni di carbonio derivanti dalla combustione di combustibili fossili venissero gradualmente ridotte a zero. 
Gli scienziati prevedono quindi un forte indebolimento dell’Amoc, che potrebbe avere gravi ripercussioni nei decenni a venire. La nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances, ha esplorato quattro diversi modi di utilizzare osservazioni reali per valutare i modelli. I ricercatori hanno scoperto che un metodo chiamato regressione ridge, finora poco utilizzato nella scienza del clima, ha fornito i risultati migliori.
“Questo è un risultato importante e molto preoccupante. Dimostra che i modelli pessimistici’ che prevedono un forte indebolimento dell’Amoc entro il 2100, sono, purtroppo, quelli più realistici, in quanto concordano meglio con i dati osservativi. – ha concluso Rahmstorf – Sono sempre più preoccupato che potremmo superare il punto di non ritorno, quello oltre il quale la chiusura dell’Amoc diventerebbe inevitabile, entro la metà di questo secolo, che è ormai imminente”.





