“Siamo passati in pochissimo tempo dal ragazzino che porta il coltello nello zaino al ragazzino che accoltella il compagno di scuola. Fino a chi organizza una vendetta contro l’insegnante rendendola un evento mediatico, online. E ancora a chi pianifica per mesi un attacco violento nei confronti delle istituzioni scolastiche”. 
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati).
I casi che hanno scosso prepotentemente l’opinione pubblica sono quelli di Trescore Balneario e Perugia. Nella prima vicenda, uno studente di 13 anni ha accoltellato, nei corridoi della scuola e mentre era in diretta su Telegram, la sua professoressa di francese Chiara Mocchi. La docente si è salvata solo grazie ad un’immediata trasfusione di sangue e all’intervento di un altro studente 13enne, che è intervenuto evitando il peggio. A Perugia, invece, un 17enne è stato arrestato dall’Antiterrorismo poiché stava progettando una strage nella sua scuola, ispirandosi ai fatti della Columbine negli Stati Uniti.
La criminologa Munafò: “C’è un abbassamento dell’età anagrafica per quanto riguarda gli autori di violenza”
“Ragazzi molto giovani passano dall’esposizione alla violenza. – ha continuato Munafò – Su piattaforme e in chat chiuse si crea un terreno più che fertile di contenuti carichi di odio e inneggianti alla violenza. Come se fosse l’unico strumento per poter vivere in questa società, per essere i più forti, i più giusti e anche giustificati. Sono dei trasformatori veri e propri di disagio adolescenziale in un comportamento estremamente violento.
C’è un abbassamento dell’età anagrafica per quanto riguarda gli autori di violenza. Nel caso di Trescore, non sono convinta che il tredicenne sia confuso e indottrinato: penso che sia un ragazzo che non sa più come essere visto, come far percepire la propria presenza, come farsi notare, in una maniera drammaticamente sbagliata e violenta, ma anche drammaticamente non curante della vita altrui.
C’è un narcisismo di fondo, una disperazione dell’essere egoriferito: da una parte centrato su sé stesso, dall’altra sentirsi trasparente. Un bipolarismo totale di sentimenti: da una parte il ‘super-io’ che decide di compiere un’azione così violenta e strutturata, dall’altra un grido disperato. È un ragazzo indubbiamente pieno di problematiche”.
@notizie.com_official 🔴 “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili”. È uno dei passaggi della lettera che Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata ieri a scuola a Trescore Balneario da uno studente di 13 anni, ha dettato al suo avvocato Angelo Lino Muttas. #TrescoreBalneario #Bergamo #Prof #News #Ultimora
Il 13enne si trova in ospedale, è comparso nei giorni scorsi brevemente davanti al gip, ed è seguito dal servizio di neuropsichiatria infantile. Il giudice si è riservato se disporre una diversa misura di sicurezza come il collocamento in una comunità protetta. Bisogna ricordare che il ragazzo non è imputabile né processabile a causa della sua età. Prima di compiere il gesto, era consapevole del suo status, tanto da scriverlo anche in una sorta di manifesto delle sue intenzioni diffuso su Telegram.
“Trescore e Perugia sono due facce della stessa medaglia che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ma che moltissimi non vogliono vedere. – ci ha spiegato la criminologa – E con ‘noi’ intendo operatori, famiglie, educatori. C’è da fare un plauso alla professoressa. Se ce ne fossero di più così, forse avremmo anche comportamenti diversi da parte dei nostri ragazzi.
Le piazze digitali, dove passano la maggior parte del tempo, sono luoghi in cui spesso sviluppano gradi di confidenza elevati con utenti di cui non hanno mai visto il volto e di cui non conoscono con certezza età, generalità e provenienza. C’è una grande biforcazione tra deriva violenta e senso civico. Ma ricordiamoci una cosa: oggi puntiamo giustamente il dito contro questi due ragazzi perché sono i casi più vicini.
Ma non troppo tempo fa c’erano casi come quello di Erika e Omar di Novi Ligure, e lì non c’erano i social. Queste derive violente sono sempre esistite. Oggi siamo più esposti anche per un meccanismo di emulazione e per un sistema valoriale che viene meno, ma non possiamo pensare che il ragazzo di oggi sia più ‘mostro’ di quelli di ieri“.
Nelle chat il desiderio di colpire un liceo artistico di Pescara
Il 17enne di Perugia, invece, dovrà rispondere delle accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa oltre che detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Reati pesanti, corroborati da una gran quantità di materiale rinvenuto nel cellulare del ragazzo, originario pescarese ma residente in provincia di Perugia.
Proprio in quelle chat aveva espresso il desiderio di colpire un liceo artistico di Pescara per replicare la strage della Columbine High School. Ma non solo. Era lì che condivideva materiale e saggi per fabbricare armi o ordigni chimici, esaltando i santi del terrore, come Breivik o Tarrant, e le teorie suprematiste. Un “sottobosco di delirio e violenza“, come lo hanno definito i giudici.
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“Esiste sicuramente una rete diffusa di giovanissimi inseriti in contesti estremisti: è un fenomeno strutturato e sottovalutato. – ha concluso Flavia Munafò – Se ne parla solo quando accade qualcosa, ma il substrato è un’economia sommersa di violenza e di scambi su piattaforme come Telegram, che incentivano l’odio con la velocità del digitale.
Gli strumenti di prevenzione esistono, anche a livello di volontariato. Noi siamo aperti nei confronti della scuola, ma se la scuola non ci fa entrare per fare prevenzione, possiamo solo parlarne fuori dai cancelli, e lo facciamo comunque. Non siamo in ritardo: vogliamo essere in ritardo. Le possibilità di ascolto e di integrazione con professionisti esterni ci sono. L’accesso burocratico non è fluido, ma è fattibile. Basta semplicemente volerlo”.





