Il caso Almasri torna prepotentemente a scuotere le istituzioni, il mondo politico e l’opinione pubblica in Italia.
Da un lato, la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia ha deferito l’Italia all’Assemblea degli Stati per mancata cooperazione; dall’altro la Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro Nordio, accusata di false informazioni a pm. 
Bisogna ricordare che la vicenda è esplosa tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, quando il generale Osama Almasri Najim, cittadino libico ritenuto legato alla gestione dei centri di detenzione per migranti in Libia, viene arrestato in Italia il 19 gennaio 2026 su richiesta della Corte penale internazionale, che lo accusa di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui torture e trattamenti inumani.
La svolta pochi giorni dopo: invece di essere trasferito all’Aia, Almasri viene rimpatriato in Libia con un volo organizzato dalle autorità italiane. Una decisione che il governo giustifica con motivazioni legate alla sicurezza, ma che apre immediatamente un caso politico e giuridico. Poche ore fa, le conclusioni della Corte: l’Italia è stata deferita per inadempimento a una richiesta di cooperazione.
L’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma
Si tratta dell’ultimo step di un iter che ha visto il 17 ottobre del 2025 la Camera preliminare I aveva emettere una “Decisione sulla mancata ottemperanza dell’Italia a una richiesta di cooperazione”, nella quale aveva constatato che l’Italia non ha ottemperato ai propri obblighi internazionali ai sensi dello Statuto di Roma, impedendo alla Corte di esercitare le proprie funzioni e i propri poteri.
La Cpi ha fatto sapere anche che un rappresentante dell’Italia è stato invitato alla riunione dell’ufficio di presidenza dell’Assemblea del 1 aprile 2026 per discutere le implicazioni della decisione della Corte relativa alla sua mancata cooperazione e per presentare le proprie opinioni su come intenda cooperare con la Corte in futuro. L’Ufficio di presidenza presenterà una relazione sulle misure adottate, unitamente a eventuali raccomandazioni, alla prossima sessione dell’Assemblea. 
L’Assemblea degli Stati membri è l’organo di controllo gestionale e legislativo della Corte penale internazionale ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma. Essere deferiti significa che la Camera Preliminare della Corte ha ufficialmente dichiarato che l’Italia è venuta meno ai suoi obblighi internazionali.
Non parliamo di un processo penale contro l’Italia come Stato, ma una certificazione formale di inadempienza. La Corte ha detto al mondo che l’Italia ha ostacolato la giustizia internazionale impedendo il processo a un presunto criminale di guerra. Dal punto di vista concreto, l’Assemblea non può infliggere multe o sanzioni economiche all’Italia. Ciò che comporta è invece un grave danno d’immagine a livello internazionale e una forte pressione diplomatica.
L’Italia storicamente è sempre stata tra i principali sostenitori della Cpi
Una “macchia” per la reputazione dell’Italia, che storicamente è sempre stata tra i principali sostenitori della Corte penale internazionale. Come già accennato, però, non è tutto. La Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, accusata di false informazioni a pm nell’ambito della vicenda Almasri.
Il nome di Bartolozzi è emerso agli onori delle cronache politiche anche nei giorni scorsi quando, dopo il referendum sulla giustizia, la premier Giorgia Meloni aveva chiesto ed ottenuto le sue dimissioni da capo di gabinetto di Nordio. Sul ruolo di Bartolozzi nel caso Almasri, inoltre, ieri l’ufficio di presidenza di Montecitorio ha deciso di proporre all’Aula di sollevare un conflitto di attribuzione alla Consulta nei confronti della procura di Roma. Il voto avverrà la prossima settimana.
Bisogna ricordare che nel novembre del 2025 la Procura generale libica ha emesso un ordine di carcerazione contro Almasri per accuse legate a torture e morti sospette nel carcere di Mitiga. Diverse organizzazioni internazionali, però, tra cui Amnesty International, hanno segnalato che non si hanno notizie certe sul suo reale stato di detenzione. Esiste il forte sospetto che Almasri sia protetto dalle milizie locali a cui apparteneva e che il processo libico sia solo un modo per evitare la sua estradizione verso l’Europa.





