A poco più di un mese dall’inizio della guerra scatenata da Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, il regime di Teheran sta soffocando nel sangue i moti di ribellione.
All’alba di oggi, lunedì 30 marzo 2026, il regime degli ayatollah iraniano ha giustiziato due prigionieri politici. A darne notizia è stato in queste ore il Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri). 
“Il regime è disperato e timoroso della rivolta popolare che lo rovescerebbe. – ha dichiarato, in esclusiva per Notizie.com, Maryam Rajavi, presidente eletta del Cnri – Ricorre a questi gravi crimini tentando disperatamente di rimandare l’esplosione della rabbia popolare. Ciò, però, non fa altro che intensificare la determinazione dei giovani ribelli iraniani e dei combattenti dell’Esercito di liberazione nazionale a rovesciare questo regime”.
Il regime ha quindi impiccato due membri dell’Organizzazione dei mojahedin del popolo iraniano (Pmoi/Mek), Akbar (Shahrokh) Daneshvarkar e Mohammad Taghavi, nel carcere di Ghezel Hesar. Taghavi, 59 anni, era un prigioniero politico di lunga data con una storia di persecuzioni che risaliva agli anni ’80 e ’90. Era stato arrestato nel 2020 con l’accusa di affiliazione alla Pmoi e aveva trascorso tre anni in prigione prima del suo rilascio. È stato nuovamente arrestato nel marzo 2024.
Daneshvarkar e Taghavi erano stati accusati di baghi
Akbar Daneshvarkar, 58 anni, ingegnere civile, fu arrestato nel gennaio 2024. Entrambi i prigionieri sono stati sottoposti a torture brutali nel famigerato braccio 209 del carcere di Evin. Lo stesso penitenziario dov’è stata detenuta la giornalista italiana Cecilia Sala. Nel dicembre 2024, la Sezione 26 del Tribunale rivoluzionario di Teheran, presieduta dal giudice Iman Afshari, ha condannato entrambi gli uomini a morte.
Daneshvarkar e Taghavi erano stati accusati di baghi, che nell’ordinamento giuridico iraniano si riferisce al reato di ribellione armata contro lo Stato. La sentenza è stata successivamente confermata dalla Corte suprema iraniana.
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La presidente Rajavi ha esortato le Nazioni Unite e tutti gli Stati membri a condannare questo crimine efferato, affermando che le condanne verbali non sono più sufficienti. “È giunto il momento di un’azione concreta ed efficace. – ha detto – L’inazione della comunità internazionale non ha fatto altro che incoraggiare questo regime sanguinario a perpetrare ulteriori esecuzioni e crimini”.
Un numero significativo di membri dell’Organizzazione dei mojahedin del popolo Iraniano e di prigionieri politici si trova attualmente nel braccio della morte di Ghezel Hesar, la più grande prigione di stato in Iran.





