Allarme epatite A in Campania, le ombre del “piatto proibito” e degli eventi meteo estremi: “Situazione complessa, fari su abusivismo”

L’aumento esponenziale delle diagnosi, i controlli, i dati, gli appelli e i vademecum che continuano a circolare. I casi di epatite A in Campania e a Napoli in particolare sono fuori controllo? Cosa sta accadendo?

Partiamo proprio dai dati. Al momento sono stati censiti nel territorio campano 133 casi di epatite A da inizio 2026. Sono circa 50 le persone attualmente ricoverate all’ospedale Cotugno di Napoli da metà febbraio, e 14 nella sola giornata di ieri.

Epatite A, virus allarme in Campania
Allarme epatite A in Campania, le ombre del “piatto proibito” e degli eventi meteo estremi: “Situazione complessa, fari su abusivismo” Notizie.com

Tra loro un 46enne che è stato trasferito all’ospedale Cardarelli in condizioni critiche. Nel solo territorio dell’Asl Napoli 1 Centro i casi registrati sono stati 65. Insomma le diagnosi di epatite virale da virus A, malattia infettiva a trasmissione orofecale, con un incremento di 10 volte rispetto alla media delle segnalazioni nello stesso arco di tempo negli ultimi 10 anni. Una situazione, insomma, preoccupante e molto delicata.

L’epatite A è un’infezione del fegato causata da un virus che si trasmette soprattutto attraverso cibo o acqua contaminati. Si manifesta in genere con un senso generale di malessere, stanchezza, nausea e, nei casi più evidenti, con l’ittero, cioè l’ingiallimento della pelle e degli occhi.

L’epatite A tende a risolversi spontaneamente senza lasciare danni permanenti

Nella maggior parte dei casi non è considerata una malattia grave: tende a risolversi spontaneamente senza lasciare danni permanenti al fegato. Può però diventare più impegnativa negli adulti o in chi ha già problemi epatici. Non diventa cronica, ma resta importante prevenirla con una corretta igiene e, quando indicato, con la vaccinazione.

Le autorità stanno correndo ai ripari. Diversi Comuni, tra cui Napoli, hanno adottato ordinanze per vietare il consumo di frutti di mare crudi. I molluschi, infatti, sono tra i primi “sospettati” nella diffusione della malattia. Parliamo di una tradizione culinaria partenopea ed in generale del sud Italia, che raggiunge i picchi durante le festività natalizie. Un periodo che coinciderebbe con l’aumento dei casi di epatite A.

Epatite A, virus allarme a Napoli
L’epatite A tende a risolversi spontaneamente senza lasciare danni permanenti – Notizie.com

Ma non solo. Nel mirino c’è anche il boom dei ristoranti che servono sushi, sostanzialmente pesce, crostacei e molluschi sia crudo sia cotto. I carabinieri del Nas di Napoli, che hanno fatto partire subito le. Indagini, si stanno concentrando su ristoranti, pescherie e mercatini dove si vendono ortaggi privi di tracciabilità. Le operazioni, concordate con l’Unità operativa di prevenzione e sanità pubblica veterinaria della Regione Campania, consistono nel prelievo di campioni che successivamente saranno sottoposti ad analisi nell’Istituto zooprofilattico di Portici.

Nelle ultime ore anche l’Abc, la società speciale del Comune di Napoli che gestisce il servizio idrico integrato, è stata costretta ad intervenire, per sospetti circa la qualità dell’acqua distribuita in città. “Le acque distribuite nella rete idrica cittadina – ha fatto sapere l’azienda in una nota – provengono nella loro totalità da fonti sotterranee naturalmente protette, una condizione che rende estremamente improbabile la presenza del virus dell’epatite A”.

Torino: “È fondamentale evitare allarmismi ingiustificati”

A ciò si aggiunge un sistema di disinfezione continuo ed efficace, basato sull’impiego di ipoclorito di sodio e biossido di cloro, trattamenti riconosciuti per la loro azione contro i virus enterici. Il commissario Andrea Torino ha sottolineato: “È fondamentale evitare allarmismi ingiustificati. La sicurezza della rete idrica è garantita dalla qualità delle fonti, dai trattamenti di disinfezione e da un sistema di monitoraggio costante e trasparente”.

La Simit, la Società italiana di Malattie infettive e tropicali, attraverso la presidente Cristina Mussini, ha espresso forte richiamo all’attenzione riguardo il fenomeno. Il focolaio principale è attualmente localizzato in Campania, ma segnalazioni interessano anche il Lazio, il nord della Calabria e altre aree della penisola.

 

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l focolaio campano potrebbe anche essere strettamente correlato ai fenomeni meteorologici estremi dei mesi scorsi con le forti e prolungate piogge invernali che avrebbero causato esondazioni e contaminazioni fecali in alcune aree marine, portando alla positività del virus in diversi lotti di mitili. Il quadro, quindi, appare complesso. Non tutti i pazienti riferiscono tale consumo.

Bisogna evitare il consumo di frutti di mare crudi, – ha spiegato Giampieri D’Offizi, responsabile Uoc Malattie infettive Epatologia dell’Irccs Spallazzani di Romacuocere adeguatamente molluschi e pesce, lavare accuratamente frutta e verdura e rispettare sempre e scrupolosamente l’igiene delle mani, attenendosi alle indicazioni delle autorità sanitarie locali. L’acqua potabile in Italia non è un fattore di rischio grazie ai sistemi di controllo e potabilizzazione”.

Ciò che sembra certo è che il settore rischia una flessione. La produzione di molluschi è pari a circa duemila quintali l’anno. I campi di allevamento vanno da Castellammare di Stabia a Castel Volturno. “Le nostre strutture di produzione sono costantemente controllate dalle Asl competenti. – ha attaccato Giuseppe Ambrosio, presidente di Asso Mitili – e tutto il prodotto viene ‘cartellonato’: significa che tutta filiera è tracciata, dal luogo di coltivazione a quello di depurazione. Bisognerebbe puntare i fari sull’abusivismo di produzione e vendita”.