“Gli Stati dovrebbero prendere in considerazione la vaccinazione di routine contro il Covid-19 per i gruppi a più alto rischio di sviluppare una forma grave della malattia”.
Ad oltre sei anni dallo scoppio della pandemia da coronavirus che ha spaventato il mondo, e a circa tre anni dalla fine dell’emergenza sanitaria globale, è questa una delle conclusioni a cui è giunto il Gruppo consultivo strategico di esperti sull’immunizzazione (Sage) dell’Organizzazione mondiale alla sanità (Oms). 
Il nuovo appello alla vaccinazione da parte dell’Oms giunge quando in Italia ricorre la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid-19, che si celebra ogni 18 marzo, istituita per ricordare tutte le persone scomparse durante la pandemia. La data richiama uno dei momenti più drammatici dell’emergenza, quando a Bergamo una lunga colonna di mezzi militari trasportò le bare delle vittime fuori città.
Gli esperti stanno redigendo un rapporto completo che sarà pubblicato sul Weekly epidemiological record il 29 maggio 2026. Il Sage, stando a quanto appreso da Notizie.com, si è riunito dal 9 al 12 marzo. Gli specialisti hanno individuato i gruppi “ad alto rischio” che dovrebbero continuare a vaccinarsi contro il Covid.
Si tratta di: anziani; anziani con comorbilità significative o obesità grave; residenti in case di cura e strutture di assistenza; individui moderatamente o gravemente immunocompromessi. L’Oms ha consigliato due dosi l’anno a distanza di sei mesi, valutando anche la possibilità di estendere la vaccinazione di routine contro il Covid-19 ad altri gruppi, con almeno una dose all’anno, in base al contesto locale, al rapporto costo-efficacia e alla fattibilità programmatica.
L’Oms: “Incertezza dei finanziamenti per la ricerca e per lo sviluppo dei vaccini”
Tra questi figurano i giovani adulti, gli adolescenti e i bambini con comorbilità significative; e gli operatori sanitari e assistenziali. Gli Stati dovrebbero poi valutare la possibilità di vaccinare le donne in gravidanza, con una dose per ogni gravidanza. E i bambini sani non vaccinati in precedenza, di età compresa tra i 6 e i 23 mesi, solo nei Paesi con una documentata incidenza significativa della malattia.
“Tra le sfide emergenti per il futuro – hanno fatto sapere dall’Oms – figurano l’incertezza dei finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini, nonché la disinformazione e le informazioni distorte che minano la fiducia del pubblico nei vaccini. Proteggere la fiducia e contrastare la disinformazione sarà un obiettivo centrale nel 2026”.
Secondo il Sage il peso globale del Covid grave è diminuito “grazie all’immunità diffusa derivante dalla vaccinazione e da precedenti infezioni” ma “la malattia continua a causare morbilità e mortalità, in particolare tra i gruppi ad alto rischio di sviluppare una forma grave”.
Il Gruppo per l’immunizzazione ha raccomandato ai Paesi di valutare la vaccinazione contro il Covid tenendo conto dell’epidemiologia locale, delle caratteristiche della popolazione, dell’accesso ai vaccini, del rapporto costo-efficacia, dell’accettabilità e della fattibilità programmatica.
L’obiettivo è ottimizzare la protezione contro le forme gravi di Covid anche per le donne in gravidanza, prevenire esiti avversi e proteggere il neonato durante i primi mesi di vita. Queste raccomandazioni guideranno lo sviluppo di un documento dell’Oms sui vaccini contro il Covid-19, la cui pubblicazione è prevista per il 2026.





