“La perizia dovrà accertare non solo la presenza del disturbo, ma il suo impatto diretto sulla capacità di comprendere e controllare le proprie azioni in quel preciso momento”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati). 
La vicenda è quella degli omicidi di Villa Pamphili a Roma. Francis Kaufmann è accusato del duplice assassinio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, trovate senza vita il 7 giugno scorso. Nelle scorse ore davanti alla Corte d’assise, sono stati ascoltati i medici legali del Policlinico Gemelli che hanno effettuato il sopralluogo e le autopsie sui corpi. Anastasia e Andromeda sarebbero state strangolate, e la piccola non mangiava da giorni.
L’avvocato difensore di Kaufmann, Paolo Foti, ha chiesto di svolgere una perizia psichiatrica per accertare la capacità dell’uomo di stare in giudizio. Sulla richiesta i giudici si esprimeranno solo successivamente. La Procura della Repubblica si è opposta. I pm contestano all’americano il duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza in relazione alla figlia oltre all’occultamento di cadavere.
Omicidi di Villa Pamphili, l’esperta: “Si potrebbe ipotizzare un disturbo esplosivo intermittente”
“Sul tipo di personalità che ci può essere dietro questo tipo di violenza, – ha continuato Munafò – si possono formulare varie ipotesi che ovviamente dovranno poi essere confermate o smentite con la perizia psichiatrica. Innanzitutto, si parla, in questo caso, di disturbi che attengono al cluster B del Dsm-5, ossia disturbi di personalità drammatici, emotivi o erratici. In questo cluster rientrano il disturbo antisociale di personalità, il disturbo borderline di personalità, il disturbo narcisistico di personalità e il disturbo istrionico di personalità.
Si potrebbe anche ipotizzare un disturbo esplosivo intermittente, caratterizzato da una dirompente mancanza di controllo degli impulsi e della condotta. Sempre previa perizia, si potrebbe poi arrivare a riconoscere una possibile comorbilità con un disturbo antisociale di personalità, connotato da aggressività reattiva. Inoltre, non possiamo escludere la presenza di un uso di sostanze, che andrebbe sicuramente a incrementare la difficoltà nella gestione degli impulsi e le esplosioni di rabbia”.
In Aula è stato ascoltato fra gli altri il primo medico che ha effettuato l’esame esterno dei cadaveri il giorno del ritrovamento a Villa Pamphili. Il primo a essere trovato era stato il corpo della bimba, trovato nudo a pancia in giù, con diverse escoriazioni. Mentre era ancora in corso il sopralluogo per Andromeda, era stato scoperto poco distante anche il corpo della madre Anastasia, parzialmente coperto da un telo di plastica. Proprio a causa di quel sacco di plastica e delle alte temperature, le condizioni del cadavere della donna erano molto diverse, in avanzato stato di decomposizione.
“È fuori dubbio che l’imputato debba essere sottoposto nel più breve tempo possibile a tale accertamento. – ci ha spiegato la criminologa – La sottilissima linea che passa tra un reale disturbo e una strategia difensiva si delinea attraverso due meccanismi: nella strategia difensiva si attua un meccanismo di coping; nel disturbo effettivo si parla di cristallizzazione delle difese. Dunque, l’analisi si concentra proprio sul confronto tra cristallizzazione delle difese e strategia di coping.
Inoltre, con la sentenza n. 9163 del 2005 la giurisprudenza chiarisce che i disturbi di personalità rilevano ai fini dell’imputabilità solo se di gravità tale da escludere o scemare grandemente la capacità del soggetto e se sussiste un nesso eziologico diretto con il reato. La perizia dovrà accertare non solo la presenza del disturbo, ma il suo impatto diretto sulla capacità di comprendere e controllare le proprie azioni in quel preciso momento. È fondamentale essere estremamente rigorosi nella determinazione temporale dell’azione compiuta”.
“Necessario indagare sul contesto sociale, amicale e parentale”
L’elemento comune che emerge in seguito all’autopsia sta nella causa di morte: asfissia meccanica da strangolamento. Madre e figlia sarebbero state uccise in tempi diversi: Anastasia tra il 3 e il 5 giugno mentre la figlia fra le 24 e le 35 ore prima del giorno del ritrovamento, presumibilmente nel pomeriggio o nella sera del 6 giugno. I medici legali hanno riferito inoltre che lo stomaco della bimba era completamente vuoto, segno che non mangiava da giorni.
“Per quanto riguarda lo stato della bambina e, più in generale, lo stato di abbandono del nucleo madre-figlia prima dell’omicidio, – ha sottolineato l’esperta – sarebbe necessario indagare sul contesto sociale, amicale e parentale, ossia su quella rete che dovrebbe rappresentare un supporto attento anche solo nei confronti di una madre sola con una bambina. La madre e la bambina erano state viste prima dell’omicidio. Vi erano elementi apparentemente positivi riguardo alla figura dell’assassino. Per questo risulta difficile credere che nessuno abbia visto nulla, che nessuno si sia interessato o abbia notato segnali”.
Nel processo sono parte civile la madre e il padre di Anastasia Trofimova, che attraverso i loro legali hanno chiesto l’autorizzazione delle salme nel loro Paese, oltre alle associazioni Differenza Donna, Telefono Rosa, Per Marta e per tutte, Insieme a Marianna, Associazione italiana vittime vulnerabili di reato.
“L’isolamento di nuclei fragili e sensibili è all’ordine del giorno. – ha concluso Munafò – Per questo ribadisco che le donne in difficoltà, con o senza figli, devono essere invitate dalla comunità educante e sostenute dai servizi presenti sul territorio nella richiesta di ascolto e di aiuto. Occorre anche attivare indagini socio-demografiche e territoriali per intercettare situazioni di vulnerabilità e fragilità in cui sia ancora possibile intervenire prima che accada qualcosa.
Noi operatori dobbiamo farci carico dei contesti fragili che riguardano donne e bambini, intervenendo preventivamente. Ricordo che lo sportello è aperto e disponibile, con reperibilità sette giorni su sette: è attivo un numero dedicato al quale le donne possono rivolgersi in totale tranquillità. Le nostre operatrici sono pronte ad accogliere e ad aiutare nel più breve tempo possibile“.





