Non una diagnosi psichiatrica, ma una chiave di lettura clinica per comprendere alcuni comportamenti dei leader politici mondiali.
Il tema è emerso nel corso del XXVII Congresso della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) in corso a Milano. Al centro della discussione chi gestisce il potere. Uno su tutti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. 
“Esiste una regola etica molto chiara in psichiatria: non si può attribuire una diagnosi a una persona che non è stata valutata direttamente. – ha spiegato il co-presidente Sinpf Claudio Mencacci – Tuttavia, è legittimo discutere di modelli comportamentali quando questi sono già oggetto di un ampio dibattito scientifico internazionale. Un dibattito che, negli ultimi anni, ha coinvolto centinaia di psichiatri statunitensi ed europei”.
Tutto è ruotato attorno alla domanda: Trump e altri leader sono dei solipsisti? Prima di tutto è bene chiarire cos’è il solipsismo. Si tratta di una posizione filosofica secondo cui l’individuo può essere certo solo della propria esistenza e che l’intero universo sia una proiezione della propria mente. È una forma di isolamento psicologico, di egocentrismo, che alcuni filosofi come Arthur Schopenhauer hanno accostato ad una malattia mentale.
“Il mondo esterno smette di avere consistenza”
Ufficialmente, però, non lo è, a differenza del narcisismo, riconosciuto come una patologia psichiatrica, ovvero il Disturbo narcisistico della personalità (Dnp). Nonostante ciò, il tema del solipsismo secondo gli esperti riguarda la salute collettiva. Caratteristiche che possono apparire come tratti individuali, insomma, diventerebbero un problema quando influenzano decisioni che hanno ricadute planetarie
“Il solipsista – ha continuato Mencacci – è una persona che diventa l’unico punto di riferimento di sé stessa. A differenza del narcisista, non tenta neppure di sedurre o compiacere gli altri: semplicemente non riesce a riconoscerne l’esistenza come soggetti autonomi. Il mondo esterno smette di avere consistenza”. 
Il modello comportamentale aiuta a interpretare tratti come l’incapacità di conformarsi alle regole, il disprezzo delle norme sociali, la tendenza alla menzogna, l’irritabilità, la mancanza di empatia e di rimorso, tutti elementi ampiamente descritti nella letteratura psichiatrica. “Sono caratteristiche che, se osservate nella gestione di un potere senza limiti, assumono un peso completamente diverso rispetto alla vita privata”, ha sottolineato Mencacci.
Ulteriori elementi di riflessione sarebbero la disinibizione e il discontrollo degli impulsi. “Molti colleghi americani e inglesi – ha concluso Mencacci – hanno evidenziato come l’assenza di filtri nel linguaggio e nei comportamenti pubblici possa suggerire una disfunzione dei lobi frontali. In età avanzata, questi segnali vengono talvolta associati al timore di un possibile deficit cognitivo di tipo organico, anche se ribadisco che si tratta di ipotesi teoriche”.





