“L’educazione è centrale. Rendiamoci conto di una cosa: se il presidente della più grande repubblica del mondo se ne infischia apertamente dell’etica e del senso di responsabilità, perché mai un ragazzo dovrebbe preoccuparsi di portare un coltello a scuola?”.
A parlare è Maria Pia Rossignaud, direttrice della rivista Media Duemila, vicepresidente dell’associazione Osservatorio TuttiMedia. Al centro della riflessione c’è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che continua, tra le altre “rivoluzioni”, a stravolgere la comunicazione, specie quella politica. Il parallelismo è invece con la tragedia di La Spezia, dove un giovane ha accoltellato a morte un compagno di scuola. 
Pochi giorni fa Trump, a poche ore dal forum di Davos, ha pubblicato sul suo social Truth un messaggio che gli era stato inviato dal presidente francese Emmanuel Macron. “Amico mio, siamo totalmente d’accordo sulla Siria. Possiamo fare grandi cose sull’Iran. Non capisco cosa stai facendo sulla Groenlandia“, si legge nel messaggio.
E poi: “Posso organizzare una riunione del G7 dopo Davos a Parigi giovedì pomeriggio. Posso invitare a margine ucraini, danesi, siriani e russi“. E ancora: “Ceniamo insieme a Parigi giovedì prima che torni negli Stati Uniti“. La presidenza francese ha confermato l’autenticità del messaggio. Ciò che è accaduto poi a Davos è cosa nota.
Rossignaud: “Siamo di fronte a una persona che ha perso il senso del limite”
La “sfida” tra Trump e Macron è proseguita in Svizzera, dove il tycoon ha poi confermato che sulla Groenlandia non ci sarà alcun utilizzo della forza. Ma questa è un’altra storia. Trump era già noto per l’ampio utilizzo dei social e dell’Intelligenza artificiale. Con la diffusione dei messaggi di Macron ha fatto un ulteriore balzo in avanti. Pubblicando senza intermediazione non solo comunicazioni private, ma un dialogo tra capi di Stato.
“Anni fa, in una delle mie prime interviste, affrontai proprio il tema della privacy con Stefano Rodotà, primo garante della protezione dei dati personali. Già vent’anni fa si discuteva del superamento del concetto tradizionale di riservatezza. – ci ha spiegato Rossignaud – Come dice il sociologo Derrick de Kerckhove, siamo di fronte a una persona che ha perso il senso del limite, inserita in un contesto più ampio in cui non c’è più rispetto per la cultura“. 
Donald Trump ha anche pubblicato su Truth uno screenshot di un messaggio che ha affermato provenire da Mark Rutte, in cui il segretario generale della Nato elogia il tycoon e afferma di essere “impegnato a trovare una soluzione per la Groenlandia“. “Signor presidente, caro Donald, quello che hai raggiunto in Siria oggi è incredibile. Utilizzerò i miei impegni mediatici a Davos per mettere in luce il tuo lavoro lì, a Gaza e in Ucraina“, si legge ancora nel messaggio.
“Viviamo in una società che sta andando verso un modo di essere senza cultura. – ha continuato la direttrice – Senza lettura, senza libri, senza giornali, senza quei riferimenti educativi che un tempo erano un faro per costruire la propria identità e il proprio modo di stare al mondo. Anche la televisione aveva un ruolo diverso: dava un senso comune. Ricordiamoci il maestro Alberto Manzi, con Non è mai troppo tardi riuscì a creare unità e coesione sociale. Oggi tutto questo non esiste più. Siamo dentro un individualismo esasperato”.
“L’ho detto a Emmanuel, dovrai aumentare il prezzo dei farmaci”
A Davos è andata in scena anche una polemica sul costo dei farmaci in Europa e negli Stati Uniti, polemizzando ancora con Macron che sfrutterebbe “i medicinali a basso costo americani”. L’Eliseo ha risposto con un perentorio “Fake news!” su X, ma Trump ha incalzato raccontando di una presunta telefonata con il presidente francese. “L’ho detto a Emmanuel, dovrai aumentare il prezzo dei farmaci. – è il racconto di Trump – No, no, Donald, non posso farlo, mi ha detto. Io gli ho risposto: Emmanuel, voi sfruttate il prezzo dei farmaci a basso costo americani da anni. Sì, tu lo farai”.
“Vivo in un contesto italiano in cui, volenti o nolenti, esiste ancora una stratificazione culturale che deriva anche dal cattolicesimo. – ha sottolineato Rossignaud – E proprio per questo colpisce la mancanza di rispetto, di senso comune e, soprattutto, di etica nella comunicazione. Come diceva Umberto Eco, oggi tutti pensano di poter dire e scrivere qualsiasi cosa. Bisognerebbe intervenire, cercare di porre un argine”. 
Sempre nei giorni di Davos è emerso che diversi leader europei sarebbero in contatto costante tramite una chat di gruppo informale denominata Washington Group. La rete, nata per coordinare le risposte alle mosse di Trump potrebbe diventare l’embrione di una nuova alleanza di sicurezza in un’epoca in cui la Nato è in bilico. In questo quadro, acquisisce un nuovo peso il potenziale militare dell’Ucraina, già parte delle chat.
“Dal mio punto di vista non tutti possono fare i giornalisti, così come non tutti possono fare i medici. – ha concluso la presidente dell’Osservatorio TuttiMedia – E invece, con le logiche degli algoritmi e con l’Intelligenza artificiale generativa, siamo arrivati a uno stravolgimento profondo dell’essere umano, che si illude di essere diventato una sorta di Dio: onnisciente, onnipresente, autorizzato a tutto, quasi come una divinità.
Questo contesto mi spaventa, perché sono dinamiche che la grande letteratura aveva già previsto. Per questo credo sia necessario aprire gli occhi. Con l’Osservatorio, un paio di anni fa, scrivevamo che eravamo passati dalla disintermediazione della macchina alla dittatura della macchina. Ed è esattamente ciò che sta accadendo. Stiamo esternalizzando le nostre funzioni cognitive all’intelligenza artificiale generativa. Stiamo andando verso una nuova ‘caverna’, verso una società senza cultura. La domanda è: vogliamo davvero questo? Io no. Io voglio una società tecnologicamente avanzata, sì, ma non culturalmente retrocessa”.





