Il caso di Tatiana Tramacere riapre il dibattito sulla gestione delle scomparse e sul peso sociale delle “sparizioni inscenate”. Emergono nuovi dettagli.
“Per quale motivo la ragazza si è allontanata? Questo, prima di tutto, ci farebbe capire esattamente qual è il contesto familiare che può aver influenzato o meno la sua decisione di andare via”. 
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati). Il caso è quello di Tatiana Tramacere, la ragazza 27enne di Nardò allontanatasi il 24 novembre scorso. Mentre tutti la cercavano, i genitori, il fratello, gli amici e le forze dell’ordine, ha vissuto per undici giorni a poche centinaia di metri da casa sua, nascosta nell’appartamento del suo amico 30enne Dragos Ioan Gheormescu.
“Nel momento in cui – ha continuato Munafò – la ragazza si è certamente resa conto che la sua scomparsa aveva innescato una serie di meccanismi di ricerca, di attenzione, di clamore mediatico, di indagini e, soprattutto, un grande impegno da parte delle forze dell’ordine e non solo, speso nei suoi confronti, perché non ha deciso di alzare la mano e dire: ‘Io sono qui, smettete di cercarmi. Non è assolutamente vero che sono stata rapita, che qualcuno mi ha usato violenza o che mi trovo in una situazione di pericolo’?”.
“Qualcosa che mi supera, che a tratti mi spezza”
Dopo sei giorni di silenzio, Tramacere ha scelto le telecamere di Chi l’ha visto, la trasmissione di Rai3 che aveva dato voce all’angoscia della sua famiglia preoccupata per la sua scomparsa, per ricomparire in pubblico e chiedere scusa a tutti e tentare di spiegare quello che ha fatto. “So che il mio comportamento ha generato preoccupazione, confusione e paura e mi dispiace profondamente – ha detto – Vorrei chiedere scusa a tutti, alla mia famiglia, alle forze dell’ordine, a ogni cittadino di Nardò“.
La giovane ha detto di non aver agito con lucidità, di essersi lasciata travolgere da emozioni troppo forti e dalla fragilità che in quel momento non era più in grado di gestire. Ha escluso che si sia trattato di una bravata, né di un gesto per attirare l’attenzione. Piuttosto, ha parlato di una “battaglia interiore” che porta avanti da oltre due anni contro “qualcosa che mi supera, che a tratti mi spezza e che non ho ancora imparato a dominare senza tremare”.
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“La cosa grave – ha dichiarato la criminologa – è che, soprattutto in un momento in cui assistiamo ancora di più a casi di femminicidio e violenza ovunque, una ragazza non si renda conto che inscenare una scomparsa, inscenare quindi un’ipotesi di violenza, con un finale che richiama la cronaca nera, significhi innanzitutto mancare di rispetto a tutte le donne che hanno subito violenza, a tutte le donne che sono morte e a tutte le donne che ogni giorno non riescono a trovare il coraggio di denunciare e si trovano in situazioni di violenza domestica dalle quali non riescono a uscire”.
Dopo l’iniziale sollievo per il suo ritrovamento, l’epilogo positivo della scomparsa della ragazza ha scatenato un’ondata di critiche sui social dove Tatiana conta decine di migliaia di followers. Un’ondata l’ha indotta anche a chiudere i suoi profili, senza però frenare i commenti negativi che l’hanno comunque raggiunta. La famiglia e Tatiana hanno chiarito che “non ci sarà alcuna denuncia” nei confronti di Dragos. Si conferma così, anche nella versione della famiglia, l’allontanamento volontario.
“Bisognerebbe rendersi conto – ha concluso Flavia Munafò – che, per il momento di cronaca che ha attraversato questo caso, sono stati spesi soldi, soldi pubblici, e soprattutto sono state impiegate tantissime risorse che sono state necessariamente sottratte ad altre zone, ad altre situazioni, ad altri casi reali di violenza. E questo andrebbe fatto capire: questo messaggio andrebbe trasmesso con forza. Non si gioca su queste cose”.





