Siti sessisti: due class action, il lavoro della Procura e nuove leggi per tutelare le donne vittime

Immagini private online su Facebook e sui siti: due class action, nuove leggi e il lavoro della Procura per tutelare le donne che hanno visto pubblicate le loro foto private online.

Due differenti class action per tutte le donne inconsapevoli che le loro foto venivano pubblicate sulla pagina Facebook Mia Moglie e sul sito Phica.eu. Ad avviarle è stata l’avvocata esperta di diritto di famiglia Annamaria Bernardini de Pace, che si è schierata dalla loro parte, pronta a fare giustizia insieme con l’avvocato penalista David Leggi.

La premier Giorgia Meloni e la segretaria Dem Elly Schlein
Siti sessisti: due class action, il lavoro della Procura e nuove leggi per tutelare le donne vittime (Ansa Foto) – notizie.com

Per chi ha pubblicato sul gruppo Mia Moglie sui social le foto scattate alle compagne inconsapevoli, o ha preso immagini di donne comuni, giornaliste, influencer e figure politiche per pubblicarle su Phica.eu, potrebbero configurarsi i reati di revenge porn, diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti o l’ipotesi di stalking, violenza e molestia. E al lavoro c’è già la Polizia postale, che ha inviato alla Procura di Roma un’informativa sulle immagini finite online senza autorizzazione su queste piattaforme a sfondo sessista.

Il sito in questione risulta chiuso e anche Meta ha provveduto a chiudere la pagina di Facebook. Stando alle prime informazioni, la gestione della piattaforma potrebbe essere riconducibile a soggetti residenti in Emilia Romagna e Abruzzo, mentre i server utilizzati sarebbero collocati negli Usa.

L’informativa della Postale è ovviamente solo il primo passo verso l’apertura di un fascicolo di indagine. Sono in corso altri accertamenti per identificare i responsabili e risalire agli autori dei commenti offensivi e discriminatori nei confronti delle vittime sul sito Phica.eu.

Siti sessisti: al lavoro ci sono varie Procure italiane

Il caso rischia poi di estendersi, dal momento che anche altre Procure italiane sono sulle tracce dei siti sessisti. Le denunce e gli esposti arrivano infatti da molte città e chi indaga sta lavorando su una stretta su server e provider con possibili limitazioni su chi fornisce servizi digitali.

Bernardini de Pace ha invitato le donne a farsi avanti e a denunciare “mariti idioti”. Stiamo studiando la class action contro le piattaforme che hanno consentito la pubblicazione di questi contenuti”, ha spiegato l’avvocata a LaPresse. “Non conosciamo i nomi delle vittime”, e per questo ha lanciato un appello: “Non abbiate paura, denunciate. Siete vittime di reati, si parla di violenza, molestia, è stata violata la dignità femminile”.

Bernardini de Pace: “Contattata anche la Garante per l’Infanzia”

La legale intende chiedere a Meta i danni per i contenuti della pagina perché non ha “vigilato”. Hanno già consentito che vi fossero contenuti di quella natura, senza intervenire né bloccare”. E l’azione non si fermerà qui. “Abbiamo anche già contattato la Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Marina Terragni perché anche i figli delle donne le cui foto sono state pubblicate online sono stati coinvolti. Non possiamo sapere se e quanti minori abbiano fatto ricerche online e abbiano trovato le foto delle loro mamme, subendone le conseguenze”.

Annamaria Bernardini De Pace, avvocata divorzista
Bernardini de Pace: “Contattata anche la Garante per l’Infanzia” (Ansa Foto) – notizie.com

Bernardini de Pace ha chiarito che svolgerà “l’attività per una cifra simbolica, nessuna alta parcella ovviamente“. Anche a Genova sono arrivate segnalazioni di donne che si sono riconosciute sulla pagina Facebook Mia Moglie e proprio nel capoluogo ligure un’attivista ha scoperto che molti dei suoi concittadini erano iscritti. Tra loro c’erano anche poliziotti, sanitari, avvocati, medici, insegnanti e docenti universitari.

CNU: “Subito un confronto tra istituzioni e società civile”

Il Consiglio Nazionale degli Utenti (CNU) ha chiesto interventi per intervenire in futuro sulla diffusione online di foto illecite. “Si tratta di pratiche che configurano una grave forma di revenge porn e di violenza digitale”, ha detto la presidente Sandra Cioffi in una nota. “Che ledono la dignità e i diritti fondamentali delle persone coinvolte, spesso ignare della pubblicazione”.

I dati diffusi da AGCOM a luglio confermano la gravità della situazione: almeno un italiano su due dichiara di aver trovato online contenuti di odio, disinformazione e revenge porn. E oltre l’80% della popolazione manifesta una forte preoccupazione per questo.

Ragazzo nel letto mentre guarda foto di donne
CNU: “Subito un confronto tra istituzioni e società civile” (Ansa Foto) – notizie.com

Il CNI riconosce che la problematica è complessa, poiché coinvolge anche piattaforme e siti con sede all’estero. Proprio per questo – aggiunge Cioffi – sottolinea la necessità di un confronto immediato e costante tra istituzioni, autorità competenti e società civile, per garantire la piena tutela dei diritti e della dignità delle donne vittime di violenza digitale. Una piaga purtroppo in continua crescita e contro la quale il CNU ribadisce il proprio impegno”.

La questione arriverà presto anche in Parlamento, non solo in difesa dei diritti delle donne, ma anche perché molte figure politiche, tra cui la premier Giorgia Meloni e la leader dell’opposizione Elly Schlein, sono finite sul sito internet in questione.

Le proposte di legge del Parlamento

Sono disgustata da ciò che è accaduto”, ha detto la presidente del Consiglio in un’intervista al Corsera, chiedendosi come sia possibile che “nel 2025 ci sia ancora chi consideri normale e legittimo calpestare la dignità di una donna e farne oggetto di insulti sessisti e volgari, nascondendosi per di più dietro l’anonimato o una tastiera”.

Tra Camera e Senato sono in cantiere varie proposte di di legge per punire l’anonimato online che dà vita a forme di violenza, diffamazione e bullismo. Una arriva da Forza Italia, è al vaglio della commissione Giustizia in Senato e punta a colpire le piattaforme con sede all’estero. L’altra porta il nome di Raffaella Paita, presidente dei senatori di Italia Viva, che nei mesi scorsi ha ottenuto un’informativa sui femminicidi in Italia tra adolescenti.

Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega e componente della commissione Segre, ha infine proposto che ogni gruppo si riunisca per elaborare una proposta da discutere in Parlamento.

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