Si può fare il saluto fascista ed è reato? Ecco come stanno le cose

Il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli cerca di fare chiarezza su quanto sta accadendo da giorni

Saluto romano si o no? Non si può fare, almeno così dice la Costituzione, ma siamo sicuri che è sempre e solo reato fare il saluto fascista? Da anni a regolamentare questo discorso, c’è la legge Scelba che “vieta la riorganizzazione del partito fascista e l’apologia del fascismo” e punisce “chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista“. E su questo non ci sono tanti dubbi, ma allora perché non fanno che montare da giorni polemiche da una parte e dall’altra su chi doveva fare e su cosa si doveva dire e fare in merito allo spinoso argomento. Il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli al CorSera spiega la situazione: “La nostra Costituzione nasce sulle ceneri dello Stato autoritario, che aveva portato alla guerra e alla catastrofe, e ne è antagonista“.

La polemica
Il momento in cui si celebrava la commemorazione ad Acca Larentia (Ansa Notizie.com)

La Consulta nel ’57 e nel ’58, scrivendo e sottolineando diverse volte che la legge Scelba non è e non era in contrasto con l’articolo 21 della Carta sulla libertà di espressione, aggiunse anche riguardo al significato dei reati di apologia e manifestazioni fasciste un concetto chiaro, ovvero che non basta una “semplice difesa elogiativa”, serve una “istigazione indiretta“, una chiara e precisa dimostrazione da poter condurre alla riorganizzazione del partito fascista. Ma non è tutto. Nel 1993 fu introdotta la legge Mancino che vieta “l’istigazione alla discriminazione e ogni organizzazione o associazione che inciti a discriminazione o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

La manifestazione del pensiero è libera, si contrasta con le idee e non con l’azione penale

Il colloquio
Il presidente Napolitano con Frattini e Cesare Mirabelli (Ansa Notizie.com)

Tutta una serie di cose che danno quasi una sorta di giustificazione che il saluto fascista si possa fare, ma in determinati ambiti e situazioni. Il costituzionalista Mirabelli cerca di spiegare e approfondire il concetto: “Dipende dalle modalità e dal contesto. La manifestazione del pensiero è libera, si contrasta con le idee e non con l’azione penale. Quando però il pensiero porta all’azione è vietato“. E fin qui è chiaro, ovvero ci devono essere delle azioni vere e proprie per ricondurre al reato e far sì che ciò diventi e si trasformi in tale.

E riguardo a quanto avvenuto ad Acca Larentia tanti si chiedono se ci sono stati reati o meno e anche su questo tema, Cesare Mirabelli è abbastanza chiaro: “Sarà la magistratura a stabilirlo. Ma più che al saluto romano guarderei a quella “adunatella”. L’impressione, dai filmati, non è di una semplice commemorazione, ma di una piccola adunata. Quindi della presenza di un’organizzazione che intenda non solo difendere la memoria, ma aggregare e organizzare. Questo non è ammissibile. Se passeggio disordinatamente è un conto, se sono inquadrato e organizzato è un altro. Nelle disposizioni transitorie della Costituzione c’è il divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista in qualsiasi forma. È l’azione vietata, non il pensiero”. Intanto il 18 gennaio le sezioni unite della Cassazione avranno davanti la possibilità di decidere se il saluto fascista compiuto dai partecipanti alla commemorazione di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani e il dubbio su quello che potranno decidere è tanto. “Dovranno chiarire se si tratta di un reato punito dalla legge Mancino che sanziona le manifestazioni che si ispirano al fascismo o promuovono discriminazioni o dalla legge Scelba che in attuazione della Costituzione vieta manifestazioni rivolte a promuovere la ricostituzione del partito fascista. Si può dire che più del gesto conta il contesto“, la chiarezza di Cesare Mirabelli. Si vedrà, tanti sono e saranno attenti a quel tipo di decisione che, vedendo quanto sta accadendo, è più politica che penale…

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