Decreto crescita, la contromossa dei presidenti di serie A: la nuova richiesta al governo

Il mondo del pallone non si dà pace e, visto che i bilanci piangono, il club adesso hanno puntato altro e c’è un obiettivo ben preciso per avere una pioggia di milioni

Dal Decreto Crescita a quello Dignità, il passo è breve. Anzi, quasi automatico. E così, dopo aver tolto le agevolazioni sulle tasse, adesso tutti rivogliono le scommesse. Al punto tale da mettere in atto un piccolo ma pur sempre ricatto. Il mondo del calcio, insomma, non molla. Se poi c’è la possibilità di arrivare a milioni e milioni di euro che sono lì a portata di mano, che prima c’erano e da qualche anno non ci sono più, allora a maggior ragione, spingere e pressare come non mai. E’ l’ultima crociata dei presidenti di Serie A che dopo aver visto scregotalrsi il Decreto Crescita adesso sono loro a voler far cadere un altro Decreto, ovvero quello che porta il nome di “Dignità“, quello famoso legato alle scommesse. e al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo. Sponsor che, dati del 2018 quando venne inserito, valevano oltre cento e passa milioni, adesso il giro è triplicato. E per riavere quei soldi, la Serie A è pronta a dare una battaglia mai vista prima.

La polemica
La Lega Calcio e i presidenti vogliono l’abolizione del Decreto Dignità (Ansa Notizie.com)

Gira voce che ad alcuni presidenti (pare che il più attivo sia sempre e solo lui, Claudio Lotito, e anche nella doppia veste di presidente e senatore), sia venuta l’idea di costruire un ricatto da fare al governo, perché la Lega calcio, al contrario di altre volte, non ha ancora assegnato i diritti sul betting del campionato, e questo è abbastanza strano e particolare, tanto che alcuni hanno subito pensato che, facendo così, costringerebbero il Governo ad affrontare il problema perché poi tutti i fornitori delle scommesse (anche e soprattutto quelli che hanno pagato fior di miliardi per la concessione) se non hanno questi dati non possono preparare le scommesse. Insomma, un bel problema.

“O ci ridate le scommesse o noi non vendiamo più i diritti al betting…”

Il patron
Il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia Claudio Lotito (Ansa Notizie.com)

Da non dimenticare che il Decreto Dignità è stato approvato e inserito nel 2018 e fu una legge voluta fortemente dall’allora ministro Luigi Di Maio che, con questa norma, introdusse un divieto generale sulla pubblicità concernente il gioco a pagamento, e su qualsiasi mezzo di comunicazione, incluse le maglie di calcio e tanto altro. La Lazio, ma non solo lei, pure la Roma e la Juventus, dovettero rinunciare a milioni di euro già formalizzati e contrattualizzati per svariati anni. Soldi che erano stati messi a bilancio e sono andati in fumo in un secondo.

E’ vero che nel corso degli ultimi anni questa legge è stata aggirata più volte e in tante forme, considerato che tante società hanno la collaborazione e in qualche caso sponsorizzazione di siti di notizie e pronostici, anche se sono legati a brand di scommesse. Insomma, la sinergia in qualche modo c’è ancora ma rende molto, ma molto di meno. E non basta più, soprattutto dopo che hanno tolto le agevolazioni fiscali. Ora il mondo del pallone ci riprova e in modo chiaro, ancora un po’ nascosto, ma a breve, finite le feste, in Parlamento e al Ministro Abodi, si tornerà a chiedere questo.

Si preannuncia una battaglia epocale

La polemica
L’attaccante Dusan Vlahovic durante la sfida tra Juventus e Roma (Ansa Notizie.com)

Ma qual è la richiesta in fin dei conti? Quella di tornare ad avere la pubblicità sulle maglie e su tutto il resto, ma con il divieto diretto e il non invito a scommettere. Traduzione: il simbolo e il marchio dell’azienda che fa scommesse sulle maglie ufficiali sì, ma senza spot o foto dei campioni. Bisognerà vedere se le aziende di betting siano disposte a farlo, visto che in Europa è pieno di spot e immagini di questo genere.

Occhio però perché c’è una resistenza molto forte da parte della Chiesa e del Vaticano (e non poteva essere altro modo) e questo genere di “resistenze” sono molto ascoltate dall’attuale Governo, Meloni in primis. Stavolta i presidenti fanno sul serio e non molleranno tanto facilmente la presa, considerato che il giro d’affari era di circa 13 miliardi nel 2022, due anni dopo sarà molto di più e per le società fa troppo gola mettere le mani su una piccola percentuale. E’ il vero colpo a cui mirano le società di serie A, e non solo. Ci sarà una battaglia epocale, altro che Superlega che, in confronto a questo tema del betting, è paragonabile alla coppa del Nonno. Con tutto il rispetto…

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