Vialli, il ricordo del fratello Nino: “Voleva smettere di soffrire”

Gianluca Vialli, il ricordo di uno dei suoi quattro fratelli Nino: quest’ultimo ne ha parlato in una intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera’

Tra due giorni ci sarà il primo triste anniversario: quello della morte di Gianluca Vialli. Un uomo che non potrà mai essere dimenticato nel mondo del calcio e soprattutto per coloro che hanno sempre fatto il tifo per lui. Sia in campo, ma soprattutto fuori, in particolar modo quando è stata diffusa la notizia del suo terribile male che lo ha portato alla morte a soli 58 anni. Un tumore al pancreas che, con il passare del tempo, era ritornato a fargli visita e che non gli ha lasciato scampo.

Intervista al 'Corriere della Sera'
Il ricordo di Nino Vialli per suo fratello Gianluca (Foto LaPresse) Notizie.com

Quello che ha saputo regalare in campo (con le maglie della nazionale, Sampdoria, Juventus, Cremonese ed altre) difficilmente possono essere dimenticate e messe da parte. A quasi un anno (sabato 6 gennaio) dalla sua scomparsa la gente lo ricorda con affetto. Tra coloro che lo porteranno sempre nel cuore ci sarà sicuramente Nino, uno dei quattro fratelli di Gianluca. Proprio colui che gli è stato vicino fino a quando il suo cuore non ha smesso di battere. Ne ha parlato in una lunga intervista che ha rilasciato al ‘Corriere della Sera‘.

Vialli, il ricordo del fratello Nino: “Attendeva la fine con impazienza”

Gianluca Vialli è morto in un ospedale di Londra dopo il peggioramento delle sue condizioni. Nino ricorda molto bene quei momenti: “Sapeva che la fine per lui era vicina ed era cosciente su questo. Attendeva di morire con impazienza. Voleva smettere di soffrire e di lottare. Non era da lui, ma la malattia era durata fin troppo. Io negli ultimi anni mi sono trasferito in Thailandia, Luca l’ho visto molto poco, ci sentivamo spesso per telefono“.

Intervista al 'Corriere della Sera'
Gianluca Vialli e Roberto Mancini (Foto LaPresse) Notizie.com

Poi con la scoperta della malattia le cose sono cambiate: “Dopo che ho saputo del brutto male lo chiamavo, ma non mi rispondeva. Neanche ai messaggi. A questo punto mi viene da pensare che lo facesse per imbarazzo quando gli chiedevo come si sentisse. Si faceva sentire quando stava proprio bene. 

Mia moglie Nadia e io siamo stati ininterrottamente a Londra in quei giorni. Lì ho scoperto un rapporto che c’era. Cosa mi ha detto? Era fatto alla sua maniera. Ci disse: ‘Non preoccupatevi: se voglio qualcosa, ve la chiedo. Siete i compagni ideali, io so che ci siete’. La sofferenza era troppa. Si addormentava sempre più frequentemente. Eravamo tutti lì quando è spirato“.

In conclusione lo ricorda con molto affetto: “Era superiore alla media. Ci teneva a primeggiare. Era il primo della classe. Era spiritoso, simpatico. Era brillante“.

 

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