Santalucia: “La legge bavaglio è sbagliata, non avremmo saputo del caso Verdini…”

Il numero uno dell’Associazione nazionale magistrati si scaglia contro l’emendamento Costa e fa un paragone con l’ultimo caso scottante

Una legge che continua a far discutere. Sempre di più. Ma la legge bavaglio, più va avanti, più davvero si rischia che Mattarella non la firmi, anche perché, pare che pure al presidente della Repubblica non piaccia per niente e non è escluso che ci voglia vedere chiaro, magari facendola verificare ulteriormente, ma al momento sono solo voci. “È una norma sbagliata, che peraltro non può realizzare il fine che si prefigge“, il parere del presidente dell’Anm (Associazione nazionale magistrati) Giuseppe Santalucia che al quotidiano La Repubblica si sfoga un po’: “Il contenuto dell’ordinanza di custodia potrà essere pubblicato, e quindi si affida al giornalista il compito di riassumerne il testo, quando è meglio, per lo stesso indagato, che l’ordinanza sia conoscibile per ciò che è oggettivamente, e non per le mediazioni di riassunto del cronista“.

La decisione
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia (Ansa Notizie.com)

Pensare che proprio in queste ore è esploso un caso che rischia di diventare ancora più grande rispetto a quello che si pensa, ovvero la vicenda relativa al figlio di Denis Verdini. Una situazione rovente anche perché in mezzo ci sono aziende, imprese e persone legato allo Stato. Delicatissima perché coinvolge aziende di Stato. E se fosse in vigore la legge legata al deputato, forse qualcosa si sarebbe saputa meno o praticamente per niente, Santalucia risponde e spiega: “No, non avrebbe questo effetto perché l’arresto e i suoi motivi certamente sarebbero conosciuti, ma impedirebbe, in casi come questo di particolare complessità, una conoscenza compiuta e corretta di ciò che è accaduto“.

“Una legge che è un danno anche per gli imputati”

Il provvedimento
Enrico Costa di Azione (S); il segretario di Azione, Carlo Calenda (C) e l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zamboni (D) (Ansa Notizie.com)

Tutto, se fosse operativa la legge, sarebbe nelle mani dei giornalisti che, a quel punto, con poco materiale in mano, sarebbero costretti ad una sintesi dei fatti, il che non è proprio bellissimo dal punto di vista dell’informazione, un problema anche per gli stessi imputati, per Giuseppe Santalucia sembra essere lo stesso: “Il danno per l’imputato è che l’ordinanza non potrà essere conosciuta, fino alla conclusione dell’udienza preliminare, per ciò che contiene e per ciò che il giudice che l’ha emessa ha ritenuto rilevante. Ancora una volta il passaggio attraverso l’interpretazione del singolo giornalista, che gioco forza potrà enfatizzare alcuni passaggi, minimizzarne o addirittura ometterne altri, non significa affatto rendere un buon servizio ai diritti dell’indagato“.

Per come è congegnata questa norma che ha presentato, portato avanti Costa, è un problema anche per chi è imputato in un processo o sta per diventarlo, anche perché secondo Santaluciaquesto emendamento tradisce una concezione del processo penale antistorica e in contrasto con i principi costituzionali che reggono l’esercizio della giurisdizione”.

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