Tra Pnrr e rapporto con Draghi, Giovannini a tutto tondo

In una intervista rilasciata al “The Post Internazionale” ha parlato Enrico Giovannini, ex ministro delle Infrastrutture quando al governo c’era Mario Draghi 

In occasione del ‘Festival della Statistica‘ che si è tenuto in quel di Treviso è intervenuto come ospite l’ex ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Il politico ha trattato più di un argomento al “The Post Internazionale“. In primis il Piano Nazionale ripresa e resilienza. In merito a ciò ha ribadito che il governo Draghi ha esautorato il Parlamento. Ne è convinto l’ex presidente dell’Istat (dal 2009 al 2013). Ovviamente ha anche spiegato il perché.

Intervista al "The Post Internazionale"
Enrico Giovannini (Ansa Foto) Notizie.com

Queste sono alcune delle sue parole: “Abbiamo ricevuto l’incarico verso la metà di febbraio per rifare il Pnrr. Le bozze presentate erano inaccettabili. Il 27 aprile le abbiamo concluse. Dovevano essere inviate alla Camera entro il 30 aprile. Il nostro Paese non aveva neanche pensato di poter fare un grande piano di investimento e non si erano nemmeno preparati. Se lo avessimo fatto prima allora i governi Draghi e Conte bis avrebbero avuto modo di affrettare le cose“.

Pnrr, Giovannini non ha dubbi: “Disegno uno degli atti politici più rilevanti”

Parlando dello stesso tema Giovannini considera il Pnrr come uno degli atti politici più rilevanti degli ultimi decenni. Non si è fatto assolutamente attendere l’attacco nei confronti del Parlamento attuale: “Quando ero ministro preparammo due decreti leggi sulle infrastrutture e la mobilità. Poi siamo dovuti andare in Parlamento a discutere articolo per articolo ed emendamento per emendamento. Un investimento da 36 miliardi di euro, tanto da ricevere zero emendamenti dal Parlamento.

Intervista al "The Post Internazionale"
Enrico Giovannini (Ansa Foto) Notizie.com

Non solo: gli altri partiti si stavano scannando per un milione di spesa corrente“. Sulla figura del ministro tecnico ribadisce: “E’ un ministro a tutti gli effetti. Nel momento in cui giura sulla Costituzione si impegna a svolgere il proprio ruolo. Per quanto mi riguarda sapevo che non avrei mai svolto una carriera politica, ma mi sono tolto molte soddisfazioni. In primis allocare 104 miliardi di euro in 20 mesi“.

In conclusione si è voluto soffermare sul suo rapporto con Mario Draghi: “Mi chiese di accelerare sulle opere pubbliche, ma sul mio ministero non ha mai detto nulla. Lui e Letta? Molto diversi sia caratterialmente che da altri punti di vista. Io di nuovo ministro? Dipende da tanti fattori. L’esperienza che ho fatto mi è piaciuta molto, poi se ci sono le condizioni giuste perché no?“.

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