Quota 84, pensione anticipata per le donne: tutte le novità

Quota 84, pensione anticipata per quanto riguarda le donne e non solo: tutto quello che serve sapere a riguardo 

Pensione anticipata, una volta raggiunti i 64 anni, con almeno 20 di contributi. Almeno per quanto riguarda le donne. Questo è quello che sta studiando il governo targato Giorgia Meloni in merito alla soluzione per il ritiro. Completamente diversa sia per quanto riferito da ‘Ape Social‘ che da ‘Opzione Donna‘. La stessa che tenderà a costituire un anticipo di “Quota 84“. Per chi non avesse capito di cosa stiamo parlando è una regola generale per coloro che si trovano nel sistema interamente contributivo.

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Verranno aggiunte qualche modifica. Ovvero? Non sarà più necessario raggiungere un emolumento pari ad almeno 2,8 volte rispetto a quella minima. Ci sarà il ricalcolo con il metodo contributivo. Secondo le simulazioni dovrebbero avere una ricaduta rispetto ad “Opzione Donna”. Lo stesso che decurtava l’assegno almeno del 20-30%. Sempre a seconda delle situazioni. Non è stata scartata, del tutto, l’idea del “part time” negli ulti due anni di lavoro con assunzione dei giovani. Senza dimenticare anche l’aumento delle pensioni minime.

Quota 84, tutto quello che serve sapere: le ultime novità

A riportare queste importanti novità ci ha pensato direttamente il noto quotidiano “Il Messaggero“. Lo scorso anno le donne avevano la possibilità di poter uscire dal mondo del lavoro in maniera anticipata, con il calcolo contributivo dell’assegno. L’opzione prevedeva un’età di uscita di 58 anni per le lavoratrici dipendenti e di 59 per le autonome. In entrambi i casi con almeno 35 anni di contributi maturati. Mentre quest’anno si sono andate ad aggiungere le agevolazioni per le donne con 35 anni di contributi.

Le stesse che, però, devono essere invalide civili almeno al 74%. Oppure che assistono un parente invalido. Per il prossimo anno, invece, le ipotesi da prendere seriamente in considerazione sono due. In primis la pensione tra i 60 e i 63 anni di età con 35 di contributi. Poi l’età di 63 anni e 20 di contributi con ricalcolo contributivo dell’assegno. Si attende anche il riconoscimento dello 0,8% di conguaglio per allineare gli assegni 2023 all’inflazione effettiva.

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Secondo quanto riportato dal Nadef le pensioni sono una fetta importante della spesa pubblica. Per non parlare dell’impatto sul Pil che è destinato a crescere con il passare degli anni. Per il 2036 si prospetta una crescita media annua del Pil dell’1%. Con il nuovo meccanismo il prepensionamento (solamente per le donne) avverrebbe a 63 anni. Una volta lasciato il lavoro si percepirebbe un assegno fisso per 12 mensilità con un importo massimo di 1.500 euro, senza possibilità di rivalutazione.

Dopo aver raggiunto l’età della pensione si passerebbe all’assegno. Questione ‘Ape Sociale’ e ‘Opzione Donna’: la partenza a 60 anni di età invece di 63. Valgono soltanto per caregiver e invalide. Quota 84 invece avrebbe un’applicazione più generale. L’obiettivo è confermare Quota 103. Ovvero il pensionamento anticipato con 62 anni di età e 41 di contributi. Un meccanismo che non favorisce le donne. Nella contribuzione sarà possibile conteggiare il riscatto della laurea, le agevolazioni delle aziende e la rendita da pensione integrativa.

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