Le ultime statistiche dell’AIOM relative al 2022 parlano chiaro: 54 mila nuove diagnosi. In aumento, e di tanto rispetto agli anni precedenti. Nel 2018 erano state 48 mila. “Colpa del blocco del Covid. Ma in compenso sono aumentate anche le guarigioni e la sopravvivenza a 5 anni”. Di Tumore al seno, di prevenzione, di terapie, di approccio alla malattia e anche di solidarietà tra donne abbiamo parlato con il professor Massimo Vergine, responsabile UOC, chirurgia della mammella al Policlinico Umberto Primo di Roma
Quando si scorre il profilo professionale del professor Massimo Vergine, si legge così: 
“sono un chirurgo senologo specializzato nella chirurgia oncologica della mammella. Da molti anni mi dedico allo studio e alle nuove tecniche di terapia chirurgica del tumore al seno con oltre 3000 interventi eseguiti e visite senologiche (20.000) con acquisizione di competenza ed esperienza e ciò mi ha reso un esperto in tale tipo di chirurgia. Il mio lavoro si alterna tra visite senologiche, attività di sala operatoria e didattica avendo da anni l’insegnamento di chirurgia agli studenti di Medicina e agli specializzandi in Chirurgia Generale. Ogni giorno lavoro a stretto contatto con i radiologi e oncologi per dare il massimo delle cure alle pazienti con il tumore del seno, contribuendo in maniera professionale nel team della Breast unit”.
Ottobre, da sempre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ma fare diagnosi è un pò come fare una corsa contro il tempo. Notizie.com ha voluto realizzare una lunga intervista al professor Massimo Vergine, per parlare con lui sì di prevenzione, ma anche di cure e di guarigioni. E poi anche di “Filo Teso”, l’associazione nata nel 2021 in piena pandemia, e fortemente voluta da 18 donne che col tumore al seno hanno combattuto e vinto. Ora queste donne, insieme al professore che hanno voluto come presidente, aiutano altre donne alle prese con la diagnosi “che è sempre un trauma”.
Tumore al seno, il prof. Massimo Vergine a Notizie.com: “Fondamentale la prevenzione. Ho creato “un filo teso” tra le donne guarite e quelle che ottengono la prima diagnosi”

Professor Vergine, partiamo dai dati, che sono sempre oggetto di analisi e riflessioni
“Le ultime statistiche dell’AIOM relative al 2022 parlano chiaro: 54 mila nuove diagnosi. In aumento, e di tanto rispetto agli anni precedenti. Nel 2018 erano state 48 mila. Colpa del blocco del Covid, ma a fronte di questi numeri va evidenziato anche un altro elemento altrettanto importante. Ci sono più guarigioni tra le donne che si ammalano di tumore della mammella. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è alta, è questo è dovuto soprattutto alla diagnosi precoce. Se pensiamo ai numeri di 20 anni, è evidente che siano stati fatti passi da gigante”.
Restiamo sull’importanza e l’insistenza della diagnosi precoce
“Mammografia ed ecografia sono fondamentali perchè consentono di di individuare i tumori al seno sin dalle primissime fasi della malattia. Se il tumore è immediatamente diagnosticato e ed è circoscritto all’organo della mammella senza il coinvolgimento dei linfonodi metastatici, le guarigioni sono garantite”.
Domanda frequente, ma importante: quando iniziare con la prevenzione, a che età?
“Nella nostra unità di senologia curiamo pazienti molto giovani, come anche quelle piuttosto anziane. Volendo essere pratici e diretti, dai 50 ai 70 anni la mammografia va fatta ogni due anni. Nel caso delle ragazze io dico sempre: fare autopalpazione, è indispensabile! Dai 40-45 anni in su oltre l’ecografia è bene seguire anche indagini mammografiche che consentono di individuare le microcalcificazioni. La fascia di età per i controlli si abbassa soprattutto se in famiglia ci sono casi di tumori al seno, allora si aggiunge anche il colloquio con la genetista, e se serve si ricorre anche alla chirurgia preventiva”.
Lei si occupa di tumore al seno da tanti anni, come si dice ad una donna che è malata?
“La mia, la nostra esperienza è dare la notizie nel giusto tono, perchè la donna si spaventa. Ascoltare la notizia è spesso un trauma. Però oggi le cure sono in fase molto avanzata e su questo si deve insistere. Se parliamo delle cure chirurgiche che avvengono in conseguenza a diagnosi precoci, il più delle volte si interviene con tumorectomia, ovvero un’incisione piccola che serve ad asportare il tumore e solo una piccola porzione di tessuto intorno. Il danno estetico spesso è quasi impercettibile. Nell’80 % dei casi si opera così, solo nel rimanente 20% oggi si ricorre alla mastectomia, cioè a togliere tutta la ghiandola con relativa ricostruzione della mammella, con protesi, espansori e lembi. Le possibilità che offre oggi la chirurgia plastica, un tempo non esistevano. Prima degli anni ’80 alle donne veniva asportato tutto il seno, anche nel caso di un piccolo tumore”.
E cosa possiamo dire delle cure chemioterapiche?
“Le innovazioni delle chemioterapie in uso oggi garantiscono guarigioni con molti meno effetti collaterali dei tempi passati, ma la cosa ancora più importante è che le cure consentono di guarire da tumori giudicati aggressivi, la cui sopravvivenza era quasi zero. E un’altra cosa la voglio ricordare: i nuovi farmaci garantiscono alle forme metastatiche di cronicizzare la malattia. Il nostro obiettivo è guarire le pazienti, ma dove questo non è possibile, vogliamo farle vivere il più a lungo possibile con farmaci cosiddetti mirati, farmaci biologici mirati”.
Perchè ci si ammala di tumore al seno?
“Difficile trovare una risposta sola. Certo non bere, non fumare, mangiare bene, fare sport aiuta. Poi il danno al dna che ancora non capiamo, fa sì che le cellule tumorali proliferino, ma anche in questa direzione la scienza fa passai avanti. Ho visto donne giovani con tumori anche in fase molto avanzata guarire e ancora oggi le ritrovo a fare controlli…Non sempre possiamo dire con esattezza quale sia l’aspettativa di vita di una paziente alle prese con la malattia. Ma altra frontiera fondamentale, che a livello nazionale va avanti dal 2016, è quella dell’approccio multidisciplinare. Nella mia unità al Policlinico Umberto Primo, ogni settimana ci riuniamo e analizziamo l’approccio per ogni singolo caso: senologi, oncologi, chirurghi della ricostruzione della mammella, fisiatri, nutrizionisti, psicologi. Agiamo anche sul benessere psicofisico”.
Lei professore è anche presidente dell’associazione Filo Teso. Cosa fate, quali i vostri obiettivi?
“Filo teso nasce dalla volontà di pazienti operate da me. Un’associazione di questo tipo non esisteva al Policlinico Umberto Primo: 18 donne che mi hanno voluto come presidente. Era il 2021, in piena pandemia. Abbiamo uno statuto, ci rivolgiamo a quelle donne che durante la malattia hanno bisogno di supporto. Ci chiamiamo così perchè abbiamo creato e vogliamo continuare a farlo un collegamento tra chi inizia un percorso di malattia e chi lo ha finito. Attraverso eventi, soprattutto sportivi, e convegni parliamo di prevenzione. Effettuiamo visite gratuite. Prossimo step? Il 28 di ottobre, quando giocatrici professioniste di bocce se la batteranno con “pazienti” che non hanno mai giocato. Dobbiamo sempre dare una prospettiva, mostrare la via di uscita!





