L’ex magistrato Caselli: “Brigate rosse e anarchia sono due cose completamente differenti”

L’ex magistrato Gian Carlo Caselli in esclusiva ai nostri microfoni sul 41 bis: “E’ sbagliato parlare di carcere duro. Si tratta semplicemente del giusto rigore per i mafiosi”.

Gian Carlo Caselli, ex magistrato e procuratore di Palermo, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per analizzare il caso Cospito e individuare eventuali analogie tra questi ultimi giorni di tensione e quello degli anni di piombo.

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Gian Carlo Caselli in esclusiva ai nostri microfoni sul caso Cospito – Notizie.com – © Ansa

Dottor Caselli, ci sono analogie tra quanto sta succedendo in questo periodo e gli anni di piombo?

Diciamo che analogie vere e proprie non ne vedo. Secondo me brigate rosse e anarchia sono due cose diverse. Se non altro perché l’anarchia è una galassia e non una organizzazione piramidale come quella delle BR. Inoltre, i metodi d’azione sono violenti, ma diversamente organizzati e finalizzati. Bisogna anche dire, però, che il clima ricorda quello del pre-terrorismo. Nel senso che da manifestazioni violente di piazza si potrebbe arrivare a qualcosa, ma  spero che non succederà”.

Secondo lei è giusto il 41bis a Cospito?

Su questo ho scritto proprio in questi giorni un articolo sul Corriere della Sera. Secondo me è diventato ormai una tempesta perfetta capace di produrre danni a raggiera. Le soluzioni possibili sono due: far cadere le richieste del detenuto (assicurandogli il massimo di assistenza sanitaria). oppure iniziare un confronto per capire se il 41 bis non sia così indispensabile come per i boss irriducibili. Per farlo ci dovrebbe essere un aggiornamento della disciplina normativa dei circuiti carcerari che dei detenuti di ciascun diritto. E solo in un simile contesto l’eventuale revoca non suonerebbe come un provvedimento ad personam“.

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Il pensiero dell’ex magistrato Gian Carlo Caselli sul caso Cospito – Notizie.com – © Ansa

E’ d’accordo con la decisione del governo di confermare il 41bis?

E’ sbagliato parlare di carcere duro. Si tratta giusto rigore per quanto riguarda i mafiosi che prima del 41bis vivevano in carcere ad aragoste e champagne. Non stiamo parlando di una questione gastronomica, ma di una cosa ben più grave. Erano simbolo e sugello di una supremazia della mafia rispetto allo Stato anche all’interno del carcere e così non poteva neanche cominciare la lotta contro la mafia. Con il 41 bis comincia il riscatto dello Stato, si salva la democrazia. Il pericolo c’è ancora oggi, le mafie esistono e non possiamo rinunciare ad uno strumento che si è rivelato fondamentale contro i clan“.

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