L’esecutivo, pronti a sterilizzare l’Iva: parte lo sciopero benzinai

Il meccanismo già previsto dall’ultimo decreto. La Meloni non fa alcuna retromarcia su questo decreto: “Non si torna indietro”

«Il provvedimento è giusto. Non torniamo indietro». Prima ancora che il premier Giorgia Meloni, da Algeri, detti la linea del suo esecutivo rispetto allo sciopero dei benzinai che inizierà questa sera alle ore 19 (dalle 22 sulle autostrade, per le successive 48 ore), i suoi ministri già si compattavano attorno a questo piano d’azione. A sentire chi ha avuto modo di confrontarsi con i titolari di Imprese e Ambiente, Adolfo Urso e Gilberto Pichetto Fratin, il ragionamento che viene fatto è infatti più o meno il seguente: quando è stato previsto il taglio delle accise dal governo di Mario Draghi i prezzi del carburante erano ben al di sopra dei 2 euro per litro, ora che i prezzi superano di poco 1,80 euro non ce n’è bisogno. Peraltro gli interventi stabiliti nelle scorse settimane – è la tesi – già assorbono nuove eventuali impennate attraverso due misure.

L'intesa
Il Premier Giorgia Meloni (Ansa notizie.com)

La prima è la cosiddetta sterilizzazione dell’Iva che, in sintesi, prevede che se il prezzo del carburante sale oltre una determinata soglia in un bimestre di riferimento (circa 90 dollari al barile) l’incasso aggiuntivo finito nelle tasche dello Stato sotto forma di Iva venga utilizzato per compensare l’aumento della benzina. Un automatismo già presente all’interno del decreto carburanti che però, spiegano fonti di governo, è improbabile si inneschi in questa fase, riferendosi a prezzi medi bimestrali e non alle singole fluttuazioni di mercato. Del resto la convinzione tra i ministeri interessati, nonostante la partenza delle nuove sanzioni sul petrolio russo dal 5 febbraio, è che si andrà verso una «lenta stabilizzazione dei prezzi» alla pompa.

Abbiamo tentato il più possibile di andare loro incontro, ma niente”

Le decisioni
Il Governo non arretra sulle decisioni da prendere (Ansa Notizie.com)

Un fattore che, assieme alle misure anti-speculative contestate dai gestori, consentirà di superare questa fase delicata. Per di più per ridurre l’impatto sulle imprese del costo del carburante – ma soprattutto dell’inflazione – in legge di Bilancio sono già stati stanziati 200 milioni di euro per coloro che si occupano di autotrasporto merci (le modalità saranno decise con un decreto ad hoc che arriverà entro il prossimo 31 marzo). Tornando alle parole del premier, è evidente come la posizione del governo sia in rotta di collisione con le associazioni di categoria.

«Abbiamo immaginato dei provvedimenti, la categoria si è confrontata con il governo due volte, ha fatto legittime rimostranze, alcune erano di buone senso e su quello siamo andati incontro ma non potevamo tornare indietro su un provvedimento giusto: pubblicare il prezzo medio settimanale, anche per far capire all’utente la situazione, secondo me è una iniziativa di buon senso». E ancora: «Abbiamo tentato il più possibile di andare loro incontro – ha aggiunto Meloni – Poiché ovunque si raccontava, anche sulla stampa, che i prezzi erano alle stelle anche se la media dei prezzi settimanale non diceva questo, abbiamo cercato di capire come evitare che alcuni, molto pochi, potessero speculare. Prima era stato revocato lo sciopero e poi confermato ma sugli stessi provvedimenti, alcune associazioni hanno deciso di non aderire e quindi ci sono punti di vista diversi. Ma non c’è alcuna volontà di colpire la categoria e mi dispiace se qualcuno l’ha interpretato così, c’era la necessità di fare ordine per evitare comportamenti sbagliati». Per il momento, come detto, il governo non sembra preoccupato nemmeno dallo stop totale alle importazioni di carburanti dalla Russia che dal 5 febbraio interesserà tutti i prodotti raffinati.