Monica Lewinsky 25 anni dopo: “Perché non si parlava di scandalo Clinton?”

In una lunga intervista al settimanale Vanity Fair, l’ex stagista si racconta a 25 anni dallo scandalo che scosse la Casa Bianca

Sono passati 25 anni da quel 17 gennaio 1998 quando, per primo, il sito Drudge Report svelò la tresca fra l’allora presidente Bill Clinton e la stagista Monica Lewinsky. Una relazione che una volta venuta alla luce scosse profondamente la Casa Bianca e cambiò anche i rapporti con i media troppo presi a cavalcare il gossip piuttosto che accertare la realtà dei fatti e le conseguenze che potevano avere per tutti i protagonisti.

Monica Lewinsky si racconta a 25 anni di distanza dal _Sexygate_ – Notizie.com – Ansa foto

La relazione extraconiugale tra Monica Lewinsky e Bill Clinton cominciò quando la Lewinsky lavorava al dipartimento interno della Casa Bianca, nel 1995. Lo scandalo, giornalisticamente noto come Sexgate, ha influenzato molto la seconda presidenza di Clinton, in particolare costringendo quest’ultimo a subire un  procedimento giudiziario per le accuse di spergiuro, seguite dopo le dichiarazioni rilasciate nel corso del processo per un caso di presunte molestie sessuali nei confronti della giornalista Paula Jones.

“Clinton per me è stata una calamità”

“Non ho mai avuto relazioni sessuali con quella donna, la signorina Lewinsky”, questa smentita rilasciata dall’allora Presidente degli Stati Uniti, al secondo mandato, Bill Clinton , il 26 gennaio del 1998, fece esplodere lo scandalo Sexygate per una presunta relazione extraconiugale tra il presidente americano e la stagista Monica Lewinsky. Uno scandalo che portò a un passo dall‘impeachment Clinton e catapultò nel tritacarne mediatico del gossip l’allora venticinquenne californiana. “Clinton è stata una calamità nella mia vita”, comincia così il lungo articolo che la Lewinsky ha scritto per Vanity Fair a 25 anni di distanza da quello scandalo che, indubbiamente, cambiò totalmente la sua vita, ma che per lei comunque è stato uno dei tanti passaggi che segnano la vita di ogni essere umano

“Si può prendere la decisione giusta e avere comunque dei rimpianti. Inoltre, non giudicate il vostro privato in base a quello che gli altri mostrano di sé”. In 25 punti, tanti quanti gli anni trascorsi da quel maledetto giorno, l’ex stagista racconta le sue sensazioni, le ansie, del momento, lo scandalo che deflagrò, il ritrovarsi al centro di una cosa più grande di lei e che ha sempre combattuto, almeno nella definizione di quello che accadde. In particolare, come all’inizio in quei primi anni era ben presente nell’opinione pubblica e in chi era chiamata a raccontarla “la mentalità secondo cui la colpa è sempre della donna in queste situazioni, tanto da essere etichettato come ‘Lo scandalo Lewinsky’ o  ‘l’affare Lewinsky’, molti anni dopo, finalmente, la cultura e i media si sono adattati, su insistenza di molti osservatori e opinionisti indignati, a ribattezzare l’intera narrazione come ‘Lo scandalo Clinton’ o ‘l’Impeachment di Clinton’. Il movimento #Metoo è ora una linea di riferimento, non un’anomalia”.

Bill Clinton e Monika Lewinsky al tempo dello scandalo alla casa Bianca -. Notizie.com –

Non è stato facile ricostruirsi un’immagine

La Lewinsky in questi anni ha dovuto ricostruirsi un’immagine, combattere il cyberbullismo sempre pronto a offendere, nascosto dall’incognito di pseudonimi dietro una tastiera e nell’articolo ha attaccato per questo anche il ruolo dei media “Mi ci sono voluti 22 anni per riuscire a guardare Tutti gli uomini del presidente che, sì, sono d’accordo, era eccellente. Pensavamo che la tabloidizzazione delle notizie non potesse diventare più pacchiana o distruttiva dopo il processo a O.J. Simpson, la folla di paparazzi che avevano inseguito la principessa Diana fino alla morte, o la ressa della stampa che circondò l’intera saga di Clinton, che contribuì a lanciare la nuova rete televisiva, Fox News. Quanto ci sbagliavamo. A causa, in gran parte, della capacità intimidatoria dei social media, il ciclo degli scandali 24 ore su 24, 7 giorni su 7, si è rivelato ancora più devastante per le vite, le carriere, le reputazioni, il discorso pubblico e la psiche americani”.

In uno degli ultimi punti l’ex stagista affronta un tema a lei molto caro, il post trauma: “Lo stress post-traumatico oggi colpisce circa il 6% della popolazione adulta degli Stati Uniti in qualche momento della vita, ovvero circa 12 milioni di persone all’anno, senza contare le schiere di minori che soffrono di questo disturbo. Credo che ‘affrontare il trauma moderno’ sarà la ‘mindfulness’ dei prossimi 25 anni, ma ho imparato su me stessa che si può sopravvivere all’inimmaginabile”, ha concluso la Lewinsky.