ESCLUSIVA – Legge fine vita, Welby: “Piccolo passo avanti, ma non basta”

“Mina” Wilhelmine Schett, ex moglie di Piergiorgio Welby, ha commentato in esclusiva a notizie.com l’approvazione nella Camera dei Deputati della Legge fine vita: “I politici dovrebbero andare a conoscere i pazienti per capire di cosa si parli”

Ben 253 voti a favore, solo 117 contrari e un’astensione. Così, nella giornata di ieri, l’Aula di Montecitorio ha dato il suo via libera al testo sulle “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, per rendere determinante la volontà della persona ed escludere la punibilità per il medico. Adesso il prossimo step sarà quello in Senato, ma si tratta comunque di un importante riconoscimento su una battaglia che Mina Welby sta portando avanti da anni, iniziata insieme a suo marito Piergiorgio, che dopo avere perso una lunga diatriba giudiziaria, il 20 dicembre del 2006 venne sedato e gli fu staccato il respiratore secondo la sua volontà.

Mina Welby
Mina Welby sta lottando per ottenere il suicidio assistito in Italia (Ansa)

La sua crociata va ancora avanti e quanto disposto dalla votazione nella Camera dei Deputati è sicuramente una buona notizia, come spiegato da Mina Welby in esclusiva a Notizie.com: “Un passo avanti lo abbiamo sicuramente fatto, ma ci sono ancora troppi limiti. Per esempio dove si mette come condizione che la persona in questione debba avere una malattia inguaribile e a breve termine. Questo non va bene, perché prendendo ad esempio una persona tetraplegica, questa può esserlo per una settimana, ma anche per tutta la vita“.

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“I politici vadano a trovare queste persone”

Mina Welby
Mina Welby in prima fila per il suicidio assistito in Italia (Ansa)

Poi ha proseguito il ragionamento: “Non devono mettere troppi paletti, al contrario vanno tolti per dare più possibilità e più facilità ai medici stessi, ai ricercatori che stanno vicino a questi malati. Credo che ci sia ancora da fare. Sarebbe bello se i senatori volessero almeno contattare queste persone, andando a vedere con i loro occhi, per capire e parlare eventualmente anche con medici che sono lì per aiutare malati a non soffrire il più possibile. Non sono solo sofferenze fisiche, ma anche mentali e psicologiche molto profonde, anche perché vedono la famiglia intorno a loro che sta soffrendo. Non so come andrà a finire, ma bisogna incentivare e cercare di fare capire che i diritti per la morte assistita devono essere di tutti. Anche se non saremo tutti a volerla, deve essere aperta alle persone che hanno davvero la necessità“.

Seppur con tutti questi limiti, è comunque un messaggio positivo, anche perché è ancora fresca la delusione per l’inammissibilità del referendum sull’eutanasia stabilito dalla Corte costituzionale in quanto “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili“: “Non avrei mai creduto – ha spiegato ancora Mina Welby – che sarebbe stato annullato, ero sicura che passasse. Quando però è arrivata la comunicazione ho pensato che fosse tutto già progettato, che fosse tutta una finta quella di invitarci per tale giorno, perché in realtà era tutto già prestabilito. Non lo avrei mai creduto e mi è dispiaciuto tanto“.

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