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Economia

Raccolta mele 2026, il caldo anticipa la stagione: produzione in calo e agricoltura sotto pressione

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Angelo Bianco

Le conseguenze del caldo estremo si ripercuotono anche sull’agricoltura italiana. Dopo settimane con temperature ben oltre le media stagionali, anche la raccolta delle mele 2026 risente degli effetti del cambiamento climatico.

Raccolta mele 2026, il caldo anticipa la stagione: produzione in calo e agricoltura sotto pressione – notizie.com

La stagione è cominciata in anticipo nelle principali aree del Paese e le aziende sono state costrette a riorganizzare il lavoro per proteggere i lavoratori impegnati nei frutteti. Allo stesso tempo le stime indicano un calo di produzione, a riconferma che gli eventi meteo estremi stanno ormai profondamente cambiando il comparto agricolo italiano.

Il caldo anticipa la raccolta delle mele

A lanciare l’allarme è Coldiretti, che annuncia l’avvio della raccolta mele 2026 dal Trentino Alto Adige, la principale regione produttrice d’Italia, dove viene coltivato circa i due terzi dell’intero raccolto nazionale. Le operazioni sono iniziate con la varietà Gala, mentre le altre tipologie saranno raccolte tra settembre e ottobre, fino ad arrivare ai primi giorni di novembre per quelle più tardive.

Le alte temperature hanno cambiato anche l’organizzazione del lavoro. Per ridurre i rischi legati al caldo, molte aziende hanno concentrato le attività nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio, evitando le fasce orarie più critiche della giornata. Una scelta che testimonia come l’emergenza climatica stia incidendo non soltanto sulle coltivazioni, ma anche sulla gestione quotidiana delle imprese agricole.

Produzione in lieve calo, ma qualità giudicata buona

Secondo l’analisi di Coldiretti basata sui dati Prognosfruit, il raccolto italiano dovrebbe raggiungere circa 2,27 miliardi di chilogrammi, con una diminuzione del 2% rispetto allo scorso anno. Il dato appare contenuto, ma rappresenta comunque un ulteriore segnale delle difficoltà che il settore sta affrontando.

A pesare sono soprattutto gli eventi climatici estremi, l’aumento dei costi di produzione e la progressiva riduzione degli strumenti a disposizione delle aziende agricole. Nonostante ciò, la qualità delle mele viene considerata buona grazie alle condizioni favorevoli registrate nella prima parte della stagione.

A livello territoriale il calo interessa soprattutto le due principali aree produttive italiane: è previsto un -2% in Alto Adige e un -9% in Trentino. Diversa la situazione in altre regioni, dove si attendono incrementi della produzione. Il Piemonte dovrebbe registrare un +2%, così come il Veneto, mentre Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia segnano rispettivamente +6% e +9%.

L’Italia resta tra i leader europei

Nonostante le difficoltà, l’Italia conserva una posizione di primo piano nel panorama europeo. Il Paese resta infatti il secondo produttore di mele dopo la Polonia, che quest’anno registra un crollo della produzione pari al 30%, mentre Francia e Germania seguono alle spalle dell’Italia. Complessivamente, secondo le stime, in Europa la disponibilità di mele diminuirà del 17%.

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Il settore rappresenta inoltre una delle eccellenze dell’agroalimentare nazionale. Le mele sono il frutto più consumato dagli italiani e anche quello maggiormente esportato. Nel 2025 le vendite all’estero hanno superato il miliardo di chilogrammi, confermando l’importanza strategica della filiera.

L’Italia può inoltre contare su sei denominazioni riconosciute dall’Unione europea: Mela Val di Non Dop, Mela Alto Adige Igp, Mela del Trentino Igp, Melannurca Campana Igp, Mela Valtellina Igp e Mela Rossa Cuneo Igp.

I cambiamenti climatici mettono in difficoltà l’agricoltura

Il caso della raccolta mele 2026 rappresenta solo uno degli effetti dei cambiamenti climatici sull’agricoltura italiana. Grandinate improvvise, alluvioni, lunghi periodi di siccità e ondate di caldo stanno diventando sempre più frequenti, rendendo imprevedibili le campagne agricole e aumentando i costi per le imprese.

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Anche le principali varietà tradizionali mostrano segnali di sofferenza. Le stime indicano una diminuzione della Golden Delicious (-11%), della Gala (-9%), della Red Delicious (-5%) e della Granny Smith (-4%), mentre la Fuji dovrebbe restare sostanzialmente stabile. Crescono invece le cosiddette varietà “club”, che registrano un incremento del 9% rispetto alla precedente campagna.

Coldiretti chiede investimenti per affrontare il futuro

Per fronteggiare un contesto climatico sempre più complesso, Coldiretti sottolinea la necessità di accelerare gli investimenti nella realizzazione di invasi per garantire la disponibilità d’acqua, rafforzare i sistemi di difesa contro le calamità naturali e sostenere con decisione l’innovazione tecnologica in agricoltura.

Tra gli strumenti indicati figurano le tecniche di evoluzione assistita (Tea), i droni e le tecnologie di precisione, considerate fondamentali per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici e la diffusione di nuovi patogeni. L’obiettivo, secondo l’organizzazione agricola, è garantire continuità produttiva e una redditività adeguata alle aziende, chiamate ogni anno a confrontarsi con rischi sempre più elevati e costi crescenti.

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Angelo Bianco