L’Aula della Camera ha respinto la richiesta della Procura di Roma di acquisire e utilizzare le chat del deputato di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro nell’ambito dell’inchiesta sulla catena di ristoranti Bisteccheria d’Italia. Il via libera alla relazione della giunta per le autorizzazioni è arrivato con 206 voti favorevoli e 133 contrari, attraverso uno scrutinio segreto che ha alimentato un durissimo scontro politico tra maggioranza e opposizioni.
Il voto conferma la posizione già espressa dalla giunta delle autorizzazioni nei giorni scorsi e impedisce ai magistrati di utilizzare le conversazioni intercorse tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, imprenditore ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese e indagato nell’inchiesta.
Il fulcro del caso Delmastro riguarda la richiesta avanzata dalla Procura di Roma di poter acquisire e utilizzare le conversazioni contenute nelle chat tra il parlamentare di Fratelli d’Italia e Mauro Caroccia.
Delmastro non è indagato nell’inchiesta, ma siccome si tratta della corrispondenza di un deputato era necessaria l’autorizzazione della Camera prevista dall’articolo 68 della Costituzione. La giunta per le autorizzazioni aveva già espresso parere contrario, ritenendo che non sussistessero i presupposti per autorizzare il sequestro della corrispondenza. L’Aula di Montecitorio ha confermato quella decisione, respingendo la richiesta dei magistrati.
Nel corso della seduta le opposizioni hanno chiesto che la votazione avvenisse a voto segreto, richiesta accolta dalla presidenza.
206 deputati hanno votato a favore della relazione della Giunta, che negava l’autorizzazione alla Procura, mentre 133 parlamentari si sono espressi contro.
Secondo quanto emerso dalle dichiarazioni ufficiali di voto, hanno sostenuto il no all’utilizzo delle chat tutti i partiti della maggioranza insieme agli otto deputati di Futuro Nazionale guidati da Roberto Vannacci. A favore dell’autorizzazione si sono invece schierati Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione.
Subito dopo la proclamazione del risultato, i deputati del M5S sono scesi sotto i banchi della maggioranza mostrando i telefoni cellulari nell’ambito della campagna #FuoriLeChat.
Ne sono scaturiti cori, proteste e momenti di forte confusione che hanno costretto la presidente di turno a sospendere temporaneamente la seduta.
Poco prima della votazione anche i parlamentari di Alleanza Verdi e Sinistra avevano inscenato una protesta simbolica, presentandosi con gli occhi bendati durante l’intervento della deputata Elisabetta Piccolotti. La presidente dell’Assemblea aveva richiamato i deputati invitandoli a rimuovere le bende.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami ha attaccato Giuseppe Conte dopo un riferimento costituzionale ritenuto errato da parte del leader pentastellato, ironizzando sul richiamo all’articolo 78 invece che all’articolo 68 della Costituzione.
Da lì il confronto si è spostato sulla gestione dell’emergenza Covid. Bignami ha rilanciato chiedendo al Movimento 5 Stelle di rendere pubbliche le conversazioni relative agli appalti delle mascherine, citando Domenico Arcuri, Marcello Minenna e altri protagonisti di quella stagione.
Le opposizioni hanno invece accusato la maggioranza di voler impedire alla magistratura di utilizzare elementi ritenuti utili all’inchiesta, sostenendo che dietro il diniego si nasconda una scelta esclusivamente politica.
Con il voto della Camera si chiude la procedura parlamentare prevista per l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza di un deputato.
La Procura di Roma non potrà quindi utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia nell’ambito dell’indagine sulla “Bisteccheria d’Italia”, almeno per quanto riguarda il materiale oggetto della richiesta respinta da Montecitorio.
Le opposizioni hanno già annunciato che continueranno la battaglia sul tema della trasparenza, mentre la maggioranza rivendica la correttezza della decisione assunta dall’Aula nel rispetto delle prerogative parlamentari previste dalla Costituzione.