Il Fondo per l’esdebitazione degli incapienti, nato per offrire una speranza a chi è schiacciato dal sovraindebitamento e non possiede alcuna risorsa per risanare la propria posizione, si trova in una fase di stallo totale.
La denuncia arriva dalle associazione dei consumatori — tra cui Codici, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, ConfConsumatori, iConsumatori e Lega Consumatori — dopo il riscontro ricevuto dal Ministero della Giustizia, che conferma la mancata attuazione della misura.
Il nodo del problema è che il decreto attuativo mai adottato, lasciando migliaia di cittadini in un limbo normativo e sociale.
Per giustificare questo “stop”, il Ministero ha risposto che creare un sistema informatico per gestire le domande sarebbe troppo costoso ed “antieconomico”, dal momento che i soldi stanziati sono pochi e durano solo per un anno.
Ma le Associazioni respingono fermamente questa tesi. Secondo loro non era necessario costruire un nuovo sito o un software complesso. Si sarebbero potuti usare infatti i sistemi già esistenti, fare riferimento agli uffici che lavorano già in Tribunale oppure creare procedure più semplici, magari a sportello, finché non sarebbero finiti i soldi.
Invece per questioni meramente tecniche si è deciso di bloccare tutto, lasciando migliaia di persone senza l’aiuto promesso dallo Stato.
La gravità della situazione emerge chiaramente da un paradosso riconosciuto dallo stesso Ministero: chi è in condizione di povertà assoluta non ha i soldi per pagare le spese necessarie a presentare la richiesta in Tribunale. E queste spese non vengono nemmeno coperte dallo Stato con il gratuito patrocinio.
Si crea così un assurdo legale: la legge dice che il debitore povero ha il diritto di cancellare i debiti, ma di fatto non gli dà i mezzi per farlo. Il dato fornito dal Ministero relativo al 2025, che registra 1.651 istanze di esdebitazione dell’incapiente in attesa di risposta, è la cartina di tornasole dell’urgenza del fenomeno.
Di fronte a questo stallo, le Associazioni dei consumatori chiedono un cambio di rotta deciso e tempestivo. Il Ministero della Giustizia e il MEF devono chiarire le prossime mosse per superare l’attuale inattività. Le richieste sono precise: sono necessarie regole veloci per smaltire le domande ferme, dare certezze sui soldi e trovare soluzioni per coprire le spese di chi non può permettersi un avvocato o un professionista.