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Esteri

Le missioni navali notturne per il petrolio e i piani di Netanyahu: cosa c’è dietro il nuovo durissimo scontro Usa-Iran

Published by
Francesco Ferrigno

Gli Stati Uniti hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’Iran, che ha risposto con il fuoco contro gli Sati arabi del Golfo

Il presidente Donald Trump aveva avvertito che Teheran avrebbe “pagato il prezzo” per lo stallo dei negoziati. Il nuovo attacco Usa contro diverse città iraniane è avvenuto mentre gli sforzi per negoziare la fine della guerra sembrano nuovamente bloccati.

Le missioni navali notturne per il petrolio e i piani di Netanyahu: cosa c’è dietro il nuovo durissimo scontro Usa-Iran (ANSA FOTO) – Notizie.com

L’Iran insiste nel mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz, che ha interrotto le forniture energetiche globali e fatto aumentare i prezzi del petrolio. Teheran ha risposto con attacchi contro Bahrein, Kuwait e Giordania, tutti Paesi che ospitano truppe statunitensi. La Giordania ha fatto sapere di aver intercettato venti missili iraniani.

In Bahrein, il Ministero dell’Interno ha riferito che una bambina di 11 anni è rimasta ferita e che auto e case sono state danneggiate dalla caduta di detriti. I tre attacchi di questa settimana hanno messo a dura prova il fragile cessate il fuoco, in vigore da due mesi. I primi sono stati gli attacchi tra Iran e Israele tra domenica e lunedì, seguiti dai due scambi di fuoco tra Stati Uniti e Teheran.

Trump ha esortato l’Iran a firmare un accordo per porre fine alla guerra

Un attacco statunitense contro una petroliera, presumibilmente intenzionata a violare il blocco iraniano, ha causato la morte di tre marinai indiani. Trump ha esortato l’Iran a firmare un accordo per porre fine alla guerra e all’inizio di questa settimana ha suggerito che un’intesa potrebbe essere raggiunta in pochi giorni. L’Iran, però, scommette sulla sua capacità di chiudere efficacemente lo Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il petrolio e il gas naturale.

Entrambi i Paesi sembrano cercare una via per porre fine al conflitto, ma anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta perseguendo obiettivi che rendono più difficile il compromesso: il crollo del governo teocratico iraniano, l’eliminazione del suo programma nucleare e la distruzione del gruppo militante Hezbollah, alleato dell’Iran, in Libano.

Trump ha esortato l’Iran a firmare un accordo per porre fine alla guerra (ANSA FOTO) – Notizie.com

L’ultima serie di attacchi aerei si è conclusa poco prima dell’alba. I raid sono avvenuti “in risposta all’aggressione ingiustificata e continua dell’Iran” e hanno preso di mira “le capacità di sorveglianza militare iraniane, i sistemi di comunicazione e i siti di difesa aerea“. Sono stati condotti dall’Aeronautica, dai Marines e dalla Marina degli Stati Uniti. Le esplosioni provocate dagli attacchi hanno riecheggiato nella capitale iraniana, Teheran, così come nella città portuale di Bandar Abbas e in altre aree meridionali lungo lo Stretto di Hormuz.

Tra i siti colpiti dagli americani figurano un complesso manifatturiero, una caserma militare e una base locale delle Guardie rivoluzionarie alla periferia di Teheran. Da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato la guerra con gli attacchi del 28 febbraio contro l’Iran, il conflitto ha scosso l’economia globale, fatto aumentare i prezzi dell’energia e reso più costosi cibo e altri beni di prima necessità.

Una “missione segreta” per far passare clandestinamente carichi di petrolio

Il prezzo di riferimento internazionale del petrolio greggio ha superato i 93 dollari al barile, con un aumento di oltre il 25% dall’inizio della guerra. L’Esercito statunitense ha intrapreso dal mese scorso una “missione segreta” per far passare clandestinamente carichi di petrolio oltre le forze iraniane nello Stretto di Hormuz. Le navi passano di notte, aiutate dalla distruzione delle apparecchiature radar iraniane. Oltre 100 milioni di barili di petrolio sono sfuggiti così al controllo iraniano sullo Stretto.

Gli Stati Uniti vogliono che l’Iran rinunci alle sue scorte di uranio altamente arricchito. Teheran insiste sul fatto che il suo programma nucleare è pacifico, si rifiuta di rinunciare all’uranio e chiede la revoca delle sanzioni. Chiede inoltre lo sblocco dei beni congelati anche prima che venga raggiunto un accordo definitivo, una richiesta che Trump ha respinto.

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Francesco Ferrigno