Il primo turno delle elezioni amministrative si è concluso con un quadro politico frammentato nelle principali città italiane. Il centrodestra ha conquistato la guida di Venezia, Reggio Calabria, Trani, Andria e San Benedetto del Tronto, mentre il centrosinistra ha sbancato a Salerno, Prato, Pistoia, Chieti e Crotone.
L’attenzione dei partiti si sposta ora ai ballottaggi previsti per il 7 e l’8 giugno. I riflettori sono puntati soprattutto su Lecco, Messina, Agrigento e Avellino perché i risultati di questi quattro comuni avranno un peso determinante per la lettura politica nazionale.
“E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. Così la premier Giorgia Meloni sui social, che in un post di auguri ai neo sindaci italiani del suo schieramento, ha colto l’occasione per respingere la tesi delle opposizioni su una presunta perdita di consensi. Di contro, la leader Dem Elly Schlein ha rivendicato le performance della sua coalizione, definendola pronta per le prossime politiche.
Ma per il politologo, presidente Aidosp Francesco Di Nisio “non c’è da festeggiare né a destra né a sinistra. Queste amministrative mostrano un Paese diviso e relativamente equilibrato, in cui nessuno schieramento può pensare di aver vinto. Certamente, tutti hanno fatto passi in avanti”, che possono senz’altro incidere a livello nazionale.
La lettura dei numeri complessivi mette in evidenza un sostanziale bilanciamento delle forze in campo. Secondo l’esperto, le interpretazioni dei leader nazionali non rispecchiano appieno la realtà delle urne. I riflessi di questo voto però, incideranno senz’altro sulle dinamiche dei partiti a Roma.
Di Nisio individua tre elementi chiave per comprendere i prossimi scenari in vista delle politiche: “In primo luogo si consolida la percezione di competitività. Il centrodestra ha evitato il racconto del declino imminente. Meloni ha ottenuto un risultato importante dopo mesi di tensioni interne e il referendum andato male, ma non ha vinto: ha solo resistito a quello che poteva essere uno scossone. In secondo luogo – spiega ancora Di Nisio – il centrosinistra ha ricevuto un input strategico: dove c’è un’alleanza civica, con candidati credibili, può contendersi il voto. E questo può incidere anche a livello nazionale. In terzo luogo è cresciuto il peso del livello locale come incubatore di future classi dirigenti. A livello locale si vedono i cavalli di razza che sanno lavorare per il territorio, dunque anche per la nazione. Possiamo dire che i prossimi leader arriveranno dai territori”.
Sul piano simbolico il centrodestra porta a casa due vittorie pesanti che “danno un’idea di tenuta”: Venezia e Reggio Calabria. “Nel primo caso è smentita l’idea del logoramento paventato dalle opposizioni. Il caso di Reggio invece, segnala la capacità del centrodestra di espandersi dove il centrosinistra aveva costruito reti amministrative consolidate”.
Ma anche il centrosinistra porta a casa un risultato positivo: “Ha mostrato una maggiore competitività urbana rispetto alle elezioni europee e regionali. Ha riconquistato Pistoia, mantenuto Prato e Mantova, è cresciuto ad Avellino ed è arrivato a diversi ballottaggi con un vantaggio competitivo. Questo vuol dire che il campo largo, quando riesce ad essere radicato e pragmantico localmente – vedi il caso De Luca a Salerno – vale per portare i voti anche a livello nazionale”.
Un altro dato significativo registrato dalle amministrative è “che il sistema appare sempre più tripolare. Parlo di un mix di coalizioni nazionali, civismo locale e leadership personale che in qualche modo convivono ma spesso si sovrappongono”, spiega ancora Di Nisio.
Ma perché tante liste civiche? “I partiti nazionali non sono organizzati per occuparsi del locale, volano alto, ma non hanno idee chiare sui programmi locali. Le persone che si candidano hanno le spalle larghe, esperienza per superare problemi e momenti critici. I partiti a livello locale non sono organizzati e non danno questo supporto. E in questo senso il centrosinistra ha un piccolo vantaggio perché nel riorganizzarsi in coalizioni più ampie, è costretto a preoccuparsi dei problemi locali”.