Dopo che i talebani hanno preso il potere in Afghanistan nell’agosto 2021 hanno vietato a donne e ragazze di praticare sport.
La nazionale femminile di calcio afghana ha vissuto e si è allenata in esilio per anni, dispersa tra Albania, Australia, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. La squadra è però stata dalle competizioni ufficiali perché i regolamenti Fifa richiedevano l’approvazione della Federazione calcistica afghana controllata dai talebani. 
Oggi, con un nuovo provvedimento, tale requisito è stato eliminato. Le modifiche consentono il riconoscimento ufficiale della Nazionale femminile afghana in esilio, garantendo che le giocatrici possano nuovamente rappresentare il loro Paese nelle competizioni ufficiali Fifa.
La decisione, approvata dal Consiglio, conferisce alla Fifa l’autorità, previa consultazione con la confederazione interessata, di iscrivere le squadre nazionali alle competizioni ufficiali qualora la federazione di appartenenza non sia in grado di farlo.
La continua esclusione della squadra rappresentava una violazione dei principi Fifa
“Per cinque anni ci è stato detto che la nazionale femminile afghana non avrebbe mai più potuto competere perché gli uomini che hanno preso il controllo del nostro Paese non lo avrebbero permesso. – ha dichiarato Khalida Popal, fondatrice e direttrice di Girl Power, nonché ex capitana e cofondatrice della nazionale femminile afghana – Le donne appartengono al campo da gioco, alla vita pubblica e a tutti i luoghi in cui si prendono le decisioni“.
In un rapporto fondamentale pubblicato nel marzo 2025, intitolato Non è solo un gioco: fa parte di ciò che sono, la Sport & Rights Alliance ha illustrato le ragioni per cui la nazionale femminile afghana meritava il riconoscimento, sottolineando come la continua esclusione della squadra rappresentasse una violazione dei principi di non discriminazione e parità di genere della Fifa. 
La successiva creazione da parte della Fifa della squadra di rifugiate Afghan Women United ha fornito una soluzione parziale, ma la decisione apre la strada al riconoscimento a pieno titolo e alla partecipazione delle giocatrici come membri di una squadra nazionale.
“La Fifa ha finalmente fatto la cosa giusta colmando la lacuna che permetteva l’applicazione delle politiche discriminatorie dei talebani sulla scena globale. – ha dichiarato Minky Worden, direttrice delle iniziative globali di Human rights watch – L’azione della Fifa dovrebbe servire da modello per il modo in cui gli organismi sportivi internazionali dovrebbero reagire quando gli atleti vengono sistematicamente esclusi a causa del loro genere, etnia o credo“.





