Sigonella, perché il governo italiano ha detto “no” ai bombardieri Usa diretti in Iran: ma nella base siciliana traffico anomalo di velivoli

L’Italia ha rifiutato il permesso per le risorse militari statunitensi di utilizzare Sigonella, la Naval air station ubicata in Sicilia, non lontano da Catania, già definita The hub of the Med.

Ma cos’è accaduto nello specifico, cosa c’entra la guerra scatenata da Stati Uniti ed Israele contro l’Iran e che ruolo ha ed ha avuto, anche nel recente passato, Sigonella, la base Nato sul suolo italiano?

Un velivolo nella base Nato di Sigonella
Sigonella, perché il governo italiano ha detto “no” ai bombardieri Usa diretti in Iran: ma nella base siciliana traffico anomalo di velivoli (ANSA FOTO) – Notizie.com

Partiamo dai fatti. Il rifiuto italiano risale ad alcuni giorni fa: riguardava velivoli statunitensi, compresi bombardieri. Gli aerei sarebbero dovuti atterrare nella base prima di proseguire verso il Medio Oriente. In base agli accordi che regolano l’uso militare statunitense delle basi in Italia, Roma deve essere formalmente consultata e dare la sua approvazione prima che le operazioni possano procedere.

La richiesta è stata respinta perché le autorità italiane non erano state allertate in tempo e i velivoli statunitensi includevano bombardieri. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva inoltre assicurato che eventuali decisioni riguardanti azioni militari avrebbero richiesto l’approvazione del Parlamento. Con una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha spiegato che “l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”.

Da Sigonella si sono alzati in volo droni, aerei di pattugliamento e di rifornimento

Dunque, “ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato”. Da Washington non sono filtrare reazioni al no italiano. Il governo ha fatto sapere che “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”.

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha poi sottolineato che “Il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni”. In sostanza, Sigonella è sì utilizzata, ma per determinate operazioni è necessaria l’autorizzazione del governo, che a sua volta ha deciso a priori di coinvolgere sempre il Parlamento.

 

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L’uso massiccio della base Nato è testimoniato da diversi siti specialistici che mappano le rotte dei mezzi militari. Da Sigonella si sono alzati in volo droni, aerei di pattugliamento e di rifornimento diretti verso il Golfo. Da inizio marzo, ad esempio, diversi droni da sorveglianza Mq-4c Triton della Us Navy sono decollati ed atterrati alla base siciliana.

Si tratta di un velivolo che ha 24 ore di autonomia, può coprire vaste aree marittime e monitorare le rotte di navigazione, i movimenti navali e le potenziali minacce su migliaia di chilometri. Dai tracciati radar emergerebbe, insomma, che l’operatività americana dalla Sicilia prosegue regolarmente nell’ambito di quanto consentito dai trattati.

Ma la vicenda odierna della base di Sigonella negata ai bombardieri Usa diretti in Iran riporta alla memoria la crisi diplomatica dell’ottobre del 1985 tra il governo di Bettino Craxi e l’amministrazione statunitense guidata da Ronald Reagan. Passata alla storia come la crisi di Sigonella, è un episodio di grande tensione diplomatica iniziato con il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte di un commando palestinese.