“Un potenziale incidente chimico, biologico, radiologico o nucleare” nell’area colpita dalla guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
È uno dei rischi sottolineati dall’Organizzazione mondiale della sanità nel suo primo rapporto sull’escalation del conflitto in Medio Oriente, diffuso proprio in queste ore. 
Il documento illustra la situazione sanitaria e gli aggiornamenti operativi dell’Oms provenienti dai Paesi colpiti nelle regioni del Mediterraneo orientale e dell’Europa, nonché le attività e le priorità di risposta globale. Nell’area della guerra, l’Organizzazione ha valutato i principali rischi per la salute come traumi, lesioni e disabilità.
In pericolo poi l’accesso continuo all’assistenza sanitaria, soprattutto per le persone sfollate, compresa la gestione delle malattie non trasmissibili, e il potenziale di diffusione di malattie nei rifugi; rischi associati agli scioperi degli impianti di desalinizzazione che riducono l’accesso della popolazione all’acqua potabile; il potenziale di un incidente chimico, biologico, radiologico o nucleare.
Gli attacchi contro i depositi di petrolio e le raffinerie in Iran, Bahrein e Arabia Saudita
Infine: malattie legate al caldo con l’aumento delle temperature; disagio psicologico; e malattie respiratorie. Oltre agli impatti immediati del conflitto sulla salute, gli attacchi contro i depositi di petrolio e le raffinerie in Iran, Bahrein e Arabia Saudita sollevano preoccupazioni riguardo all’aria. L’inquinamento e l’esposizione ambientale a livello regionale, nonché la carenza di carburante, possono influire sul funzionamento dei sistemi sanitari.
Gli attacchi contro le strutture sanitarie in diversi Paesi hanno causato la morte di operatori sanitari e hanno avuto conseguenze più ampie, riducendo l’accesso alle cure nel breve termine e, talvolta, anche nel lungo termine, a seconda dell’incidente. Le interruzioni delle catene di approvvigionamento, l’aumento dei costi di trasporto e la variabilità del mercato energetico possono avere ripercussioni a catena lungo tutte le catene di approvvigionamento e limitare l’accesso a farmaci e forniture essenziali.
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L’Oms sta rispondendo alle richieste di supporto da parte delle autorità sanitarie, che spaziano dalla formazione alle forniture, ampliando i sistemi di sorveglianza delle malattie nei centri di accoglienza, coordinando altri partner sanitari e segnalando gli attacchi alle strutture sanitarie.
In collaborazione con le Nazioni Unite e altri partner, l’Oms sta mitigando le interruzioni delle catene di approvvigionamento medico umanitario, individuando percorsi e luoghi di approvvigionamento alternativi per continuare a soddisfare i bisogni globali e a consegnare le forniture laddove le necessità sono più urgenti.





