“Un articolato sistema criminale finalizzato a riciclare ingenti somme di denaro, verosimilmente derivanti da reati fiscali”.
È l’ipotesi su cui è al lavoro la Procura della Repubblica di Roma che questa mattina ha disposto una serie di perquisizioni, effettuate dalla guardia di finanza, presso il Ministero della Difesa, Rfi, Terna e Polo strategico nazionale. 
Si tratterebbe di uno sviluppo dell’inchiesta su Sogei, avviata nel 2024, ed anche in questo caso i reati per cui si procede sono corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Al centro dell’indagine, coordinata dal sostituto Lorenzo Del Giudice, presunte irregolarità negli appalti informatici. Complessivamente sono ventisei gli indagati.
Fra le persone perquisite anche generali della Difesa, dirigenti di imprese pubbliche e imprenditori. Le indagini sulle presunte irregolarità negli appalti informatici sarebbero partite proprio da una segnalazione tramite esposto dello stesso Ministero della Difesa, che aveva ravvisato situazioni sospette. Il Dicastero ha assicurato “pieno supporto e massima collaborazione sin dall’avvio delle attività investigative iniziate negli anni precedenti“.
“Incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante”
“Eventuali responsabilità accertate – ha aggiunto il Ministero – saranno perseguite con la massima severità, nel rispetto della legge e delle prerogative dell’Autorità giudiziaria”. Fra gli indagati l’ufficiale di Marina, Antonio Angelo Masala, ma non solo. Nel decreto di perquisizione eseguito oggi dai finanzieri è emerso il nome dell’imprenditore romano Francesco Dattola, amministratore di fatto della Nsr srl, che si sarebbe mostrato “incline a procurarsi ingenti somme di denaro contante, attraverso il meccanismo di fatturazioni false e riciclaggio”.
Un meccanismo promosso e diretto “con la materiale collaborazione” di Stefano Tronelli, attraverso la società a lui riconducibile Tron Group Holding srl. Il metodo si baserebbe su uno smercio su mercati paralleli di orologi di lusso, destinate alla corruzione di soggetti pubblici e privati. Questi ultimi, in cambio, agevolerebbero il coinvolgimento delle imprese in commesse ed appalti nel settore informatico e digitale, “garantendosi una rilevante porzione nel mercato di settore”. 
Il tutto grazie alla “riconoscente intercessione di personaggi di vertice, tra l’altro, di Red Hat, tra i colossi della produzione digitale, Terna spa, Rete Ferroviaria Italiana spa e, in generale, della pubblica amministrazione”. Sotto i riflettori anche “Antonio Spalletta, intermediario in grado di incidere sui processi decisionali e di funzionamento di talune pubbliche amministrazioni, e che ha certamente favorito l’ingresso delle società di Dattola in ambienti di estrema importanza strategica”.
Un vero e proprio terremoto cominciato nell’ottobre 2024 con l’arresto in flagranza di Paolino Iorio, allora direttore business di Sogei (il braccio tecnologico del Ministero dell’Economia), mentre riceveva una mazzetta da 15mila euro da un imprenditore. Stando a quanto sta emergendo, dall’analisi dei dispositivi sequestrati allora sarebbero stati trovati contatti e flussi di denaro che portavano dritti al Ministero della Difesa e ai grandi player delle infrastrutture.
Il sistema, insomma, avrebbe inquinato la trasparenza di appalti legati alla sicurezza nazionale e al Polo strategico nazionale, ovvero il caveau digitale dell’Italia. Bisogna ricordare che negli ultimi anni l’Italia ha destinato circa 623 milioni di euro specificamente alla cybersecurity, ma se consideriamo l’intera digitalizzazione della Pa (che include la sicurezza dei dati), la cifra supera i 6 miliardi. Per la sola realizzazione del Polo sono stati stanziati 900 milioni di euro.





