Terremoto dopo il referendum, la questione morale di Giorgia Meloni: linea dura su Delmastro e Bartolozzi, pressing su Santanchè

“Sono entrata in politica dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e noi siamo sempre stati la destra della legalità. Non posso accettare che si faccia credere il contrario”.

Sarebbero state queste, secondo indiscrezioni, le parole pronunciate dalla premier Giorgia Meloni prima di scatenare il terremoto politico dopo la sconfitta del centrodestra di governo al referendum sulla giustizia.

La premier Giorgia Meloni
Terremoto dopo il referendum, la questione morale di Giorgia Meloni: linea dura su Delmastro e Bartolozzi, pressing su Santanchè (ANSA FOTO) – Notizie.com

Una bufera che si è palesata davanti agli occhi degli italiani alle ore 20 e 15 di ieri, martedì 24 marzo 2026, quando da Palazzo Chigi è giunta una nota che recita così: “Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del capo di gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione”.

Auspica che, – prosegue la notasulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”. Nessuna crisi di governo, predicano dalla maggioranza, né la necessità da parte della premier di presentarsi in Parlamento per chiedere di confermare la fiducia al governo. La premier avrebbe deciso bensì di andare dritto per la sua strada.

La premier ieri avrebbe chiesto a Santanchè nuovamente di farsi da parte

Avrebbe condotto a dimissioni “spintanee” sia il sottosegretario alla Giustizia Delmastro sia la capo di gabinetto Bartolozzi. Il ragionamento sarebbe il seguente: “Ci ho messo la faccia sulla riforma. Non posso accettare che passi l’idea che noi siamo la politica che protegge la casta dai processi”. Meloni, infatti, si è sempre vantata di non essere ricattabile, e avrebbe deciso di rispondere con questa strategia a chi la accusa di favorire zone d’ombra.

Facciamo un passo indietro. Delmastro è finito, a poche ore dal voto del referendum, al centro delle critiche per la vicenda legata a una società costituita con Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato nell’ambito di indagini sul clan camorristico Senese.

 

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Bartolozzi, invece, era sotto pressione per più fronti, a partire dalla gestione della campagna referendaria, con dichiarazioni molto dure contro la magistratura (tra cui il riferimento a un “plotone di esecuzione”) e la vicenda Almasri. Santanchè è infine coinvolta in diverse vicende giudiziarie e societarie, tra cui l’inchiesta sul gruppo Visibilia e contestazioni legate alla gestione aziendale e ai rapporti con dipendenti e fornitori.

Già in occasione dell’inchiesta che vede indagata la Ministra per truffa ai danni dell’Inps, la premier le aveva chiesto un passo indietro. Presentandosi in Parlamento per una richiesta di sfiducia dell’opposizione, Santanchè aveva spiegato che avrebbe valutato eventualmente il da farsi in caso di rinvio a giudizio, ma in totale solitudine. La premier ieri avrebbe chiesto a Santanchè nuovamente di farsi da parte e, di fronte all’ennesimo rifiuto, avrebbe provato a mettere in campo la mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Il braccio di ferro tra Meloni e Santanchè non è destinato a durare a lungo

Mediazione fallita: la Ministra avrebbe continuato a far sapere che oggi sarebbe stata al lavoro come nulla fosse. Da lì, la nota di palazzo Chigi che rappresenta un inedito precedente.

Il braccio di ferro tra Meloni e Santanchè, comunque, non è destinato a durare a lungo. La Ministra potrebbe arrendersi all’evidenza e rassegnare le proprie dimissioni già nelle prossime ore. A quel punto si porrebbe ovviamente il problema del sostituto. Trattandosi della terza modifica alla squadra di governo (dopo le sostituzioni di Raffaele Fitto e Gennaro Sangiuliano) si porrebbe anche il tema di un passaggio parlamentare che finora Meloni ha sempre evitato. L’obiettivo era battere il record di durata dell’esecutivo. Tra le ipotesi quello di un incarico al Turismo ad interim della stessa premier.