Gli italiani hanno respinto la riforma giudiziaria sostenuta dalla premier del centrodestra Giorgia Meloni in un referendum. Per il governo si tratta di una grave battuta d’arresto politica.
I dati definitivi del Ministero dell’Interno mostrano che il “No” ha ottenuto quasi il 54%, mentre il “Sì” circa il 46%. La votazione, durata due giorni, è iniziata domenica 22 marzo 2026 e l’affluenza ha raggiunto quasi il 59%, molto più alta del previsto. 
Tra tensioni politiche già alle stelle, il dibattito pubblico si è intensificato nelle ultime settimane prima del voto, trasformandolo di fatto in un test di fiducia sulla leadership della stessa Meloni. La presidente del consiglio, in un video pubblicato sui social media, ha detto: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione. Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia“.
L’affluenza alle urne per il referendum sulla riforma costituzionale che introduceva la separazione delle carriere in magistratura si è attestata al 58,93% degli aventi diritto al voto. I dati definitivi (relativi a tutti i 61.533 seggi distribuiti sull’intero territorio nazionale) sono stati diffusi dal Viminale attraverso la piattaforma Eligendo dopo la chiusura dei seggi. Al Referendum costituzionale del 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari aveva votato il 50,78% degli elettori.
Referendum: la città da record del No è stata Napoli
A Milano i partiti del centrosinistra, Cgil e Anpi hanno festeggiato la vittoria del No al referendum in piazza del Duomo sulle note di C’è chi dice no di Vasco Rossi, oltre che di Bella Ciao. La città si è espressa nettamente a favore del no in controtendenza con il resto della Lombardia dove ha prevalso il Sì. In piazza, oltre alla Cgil, c’erano esponenti di Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, Rifondazione comunista.
“Milano, ancora una volta, dimostra di avere a cuore i valori della Costituzione, con un risultato straordinario non solo in città ma anche in città metropolitana. – ha detto la segretaria del Pd Lombardia Silvia Roggiani – Hanno mobilitato le tante bugie che la destra ha raccontato in questi mesi”. Per il segretario milanese del Pd Alessandro Capelli, è “bello il risultato che si registra nella città metropolitana di Milano e nel Comune di Milano. Il No vince con largo margine e manda un ennesimo messaggio alle destre“. 
La città da record del No è però stata Napoli. Nel capoluogo campano ha votato contro il referendum il 75,49% mentre il Sì è al 24,2%. Quasi al 70% Bologna dove i No arrivano al 68,12% mentre il Sì supera di poco il 31,88%. A Genova il No è al 64,02% mentre i Sì sono al 35,98%. A Milano il No è al 58,32% mentre il Sì al 41,68%. A Torino il No arriva al 64,76% mentre il Sì al 35,24%. Quasi al 70% anche Palermo dove il No è al 68,94 mentre i Sì sono al 31,06%. A Roma il No è al 60,29% mentre il Sì è al 39,61%. A Firenze il No è al 66,57%, il Sì al 33,43%.
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Ma cosa accadrà ora e quali saranno le ripercussioni per il governo? Come già accennato, la premier Meloni ha predicato la calma: “Non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. La segretaria democrat Elly Schlein, però, ha già parlato della riforma del premierato, un altro tema caro al governo.
“Riguardo alla proposta che la destra sta facendo sulla legge elettorale, – ha detto Schlein in conferenza stampa – ci sono dentro degli elementi che la rendono un antipasto del premierato, che è una riforma che noi naturalmente contrastiamo. Quindi di certo non sono le migliori premesse per fare una discussione sul merito. Una grande responsabilità che sentiamo tutta e che ci dà slancio nella costruzione di questa alternativa cominciamo per fortuna ad abituarci alle buone notizie, lavorando testardamente unitari i risultati si vedono“.





