Con una inedita invettiva pubblica contro un capo di governo di uno Stato membro, i leader dell’Unione europea hanno attaccato il primo ministro ungherese Viktor Orbán.
Orbán, infatti, dopo settimane di acceso scontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha posto il veto sul prestito da 90 miliardi di euro a Kiev. L’Ucraina, devastata da quattro anni di guerra scatenata dalla Russia, ritiene il prestito dell’Europa un’ancora di salvezza fondamentale. 
A dicembre il blocco di 27 Paesi Ue, Ungheria compresa, aveva deciso di approvare il prestito che servirebbe a finanziare le Forze armate e l’economia dell’Ucraina. “Orbán sta usando l’Ucraina come un’arma nella sua campagna elettorale, e non va bene. Avevamo un accordo e penso che ci abbia tradito“, ha detto il primo ministro finlandese Petteri Orpo.
I funzionari dell’Ue avevano stimato che Kiev potesse ricevere una parte consistente dei 90 miliardi entro l’inizio di maggio, ma l’accodo dovrebbe essere portato avanti entro le prossime tre settimane. Orbán, considerato uno stretto alleato del presidente russo Vladimir Putin in Europa e un nazionalista intransigente ammirato dal presidente statunitense Donald Trump, è in svantaggio nei sondaggi in vista delle elezioni del 12 aprile.
Merz: “Ue è sempre stata guidata da lealtà e affidabilità”
La sua campagna elettorale è stata incentrata sul dipingere il presidente ucraino Zelensky come una minaccia esistenziale per l’Ungheria. Secondo Viktor Orbán il leader ucraino, insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, vorrebbe trascinare l’Ungheria nella guerra russa.
Gli altri leader dell’Ue stanno ora criticando Orbán, smontando le sue affermazioni. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha insistito sul fatto che tutti i 27 Paesi membri dell’Ue dovrebbero rispettare la decisione presa insieme a dicembre. “Il principio guida dell’Unione europea è quello di lealtà e affidabilità“, ha affermato. Alla vigilia del vertice, Merz aveva accusato Orbán di “aver imposto questo blocco in Europa per ragioni di politica interna e a causa della campagna elettorale in corso”.
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La situazione di stallo ha messo in luce importanti debolezze nelle procedure decisionali dell’Ue, che spesso richiedono l’accordo unanime dei 27 Stati membri. La tensione tra Ucraina, che non fa parte dell’Ue ma che ha recentemente inoltrato domanda di adesione, e Ungheria è salita alle stelle quando, a gennaio, le forniture di petrolio russo si sono interrotte a causa dei danni all’oleodotto Druzhba, che attraversa il territorio ucraino.
Le autorità ucraine hanno attribuito i danni agli attacchi dei droni russi, ma Orbán ha accusato Zelensky di bloccare deliberatamente le forniture di petrolio. L’Ungheria non solo ha posto il veto al pacchetto di prestiti, ma sta anche bloccando una nuova serie di sanzioni dell’Ue contro la Russia. Nel tentativo di sbloccare la situazione, von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa si sono offerti di pagare per le riparazioni dell’oleodotto.
Un team tecnico dell’Ue si trova a Kiev in attesa dell’autorizzazione per ispezionare il sito. Orbán ha “promesso” di continuare a bloccare il prestito finché le spedizioni di petrolio in Ungheria non si sbloccheranno. “Non stiamo parlando di politica, è una questione esistenziale per l’Ungheria“, ha dichiarato Orbán, primo ministro ungherese dal 2010 e candidato al suo quinto mandato.





