Racconti da Teheran, la doppia guerra dei civili iraniani: “Popolazione indifesa. Il peso più crudele del terrore ricade sui bambini”

“Gli attacchi aerei continui e le notizie di vittime civili hanno tolto il sonno alla città. Il peso più crudele di questo terrore ricade sui bambini. Tremano a ogni esplosione, e il loro unico rifugio è l’abbraccio fragile dei genitori”.

È il racconto di una capitale in guerra quella che ci offre, in esclusiva per Notizie.com, Reza Rashidy, attivista iraniano dei diritti umani e giornalista. Rashidy, attualmente in Italia, è riuscito a raccogliere testimonianze da Teheran nonostante il blocco di internet e le limitazioni imposte dal regime degli ayatollah.

Veduta di Teheran dall'alto
Racconti da Teheran, la doppia guerra dei civili iraniani: “Popolazione indifesa. Il peso più crudele del terrore ricade sui bambini” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Sono trascorse quasi due settimane dall’attacco di Stati Uniti ed Israele contro l’Iran, e dall’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. La popolazione di Teheran, come quella di altre città iraniane, si trova stretta tra il regime oppressivo, che nei mesi scorsi si è reso protagonista di una sanguinaria repressione, ed i missili che continuano a cadere.

Il traffico incessante che un tempo paralizzava le strade di Teheran – ci ha raccontato Rashidysembra appartenere a un’altra epoca. Le vie sono quasi vuote, le saracinesche dei negozi abbassate, i quartieri sospesi in un’attesa inquieta. Veicoli delle forze di sicurezza presidiano piazze e incroci principali, mentre le canne delle mitragliatrici dominano gli spazi pubblici come un monito silenzioso”.

L’attivista: “Il prezzo degli alimenti più semplici è raddoppiato o addirittura triplicato”

A Teheran nelle scorse ore è stata segnalata un’esplosione nel giorno in cui le strade sono gremite di manifestanti per le celebrazioni di Al-Quds, la festività “per Gerusalemme” con cui l’Iran, nell’ultimo venerdì del mese sacro di Ramadan, dal 1979 esprime solidarietà alla causa palestinese. L’incidente è avvenuto a Ferdowsi Square. L’attacco non è stato rivendicato ma l’agenzia di stampa Irna, vicina alle autorità della Repubblica islamica, lo ha attribuito invece “ai regimi di Israele e Stati Uniti”.

Prima ancora di temere il cielo sopra le nostre teste, dobbiamo avere paura delle strade della nostra stessa città. – ha continuato l’attivistaÈ il segno di una doppia guerra: quella che arriva dall’alto e quella, più sottile, che il potere conduce contro la propria società. Il prezzo degli alimenti più semplici è raddoppiato o addirittura triplicato. Ci sono lunghe file davanti ai distributori di benzina e alle panetterie: attese interminabili, fatte di silenzi e di sguardi inquieti, mentre la città trattiene il respiro”.

Manifestazione a Teheran
L’attivista: “Il prezzo degli alimenti più semplici è raddoppiato o addirittura triplicato” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu è tornato a fare appello alla popolazione iraniana a “ribellarsi” per rovesciare la Repubblica islamica, un invito ribadito anche oggi alla popolazione di Beirut, tramite il lancio di volantini in lingua araba che suggerisce ai civili di “scacciare Hezbollah“. Al 12 marzo, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha parlato di 1255 morti e oltre 15100 feriti in Iran e 634 morti e oltre 1586 feriti in Libano.

Per decenni il regime ha lanciato sfide e minacce contro Israele, promettendo la distruzione di quel Paese. – ha sottolineato Rashidy – Eppure oggi emerge una verità difficile da ignorare: la popolazione civile è quasi completamente indifesa. Oltre ai missili e ai droni offensivi, non è stato predisposto quasi nulla. Non suonano sirene d’allarme che possano dare alla gente il tempo di mettersi al riparo. Non esistono rifugi dove una madre possa nascondere il proprio figlio”.

Su Teheran è caduta anche una pioggia nera

Secondo l’Agenzia delle Nazioni unite per i Rifugiati (Unhcr) gli sfollati interni all’Iran sarebbero tra i 600mila e il milione, mentre il restante sta cercando asilo nei Paesi vicini. Tra questi, figura anche l’Afghanistan, verso cui stanno fuggendo soprattutto i rifugiati afghani che negli ultimi anni si erano a loro volta spostati in Iran per sfuggire a guerra e violenze. L’Onu ha confermato anche attacchi a infrastrutture civili come ospedali, scuole e edifici residenziali.

Forse la scena più amara è quella dei cortei organizzati dai sostenitori del regime. – ha dichiarato il giornalista iraniano – Nelle stesse strade segnate dal lutto e dall’angoscia sfilano manifestazioni accompagnate da slogan e discorsi minacciosi, ufficialmente dedicate al cordoglio ma impregnate di propaganda. In una società già traumatizzata dalla paura delle bombe, queste dimostrazioni di forza accrescono un sentimento profondo di estraneità. Come se molti cittadini si scoprissero improvvisamente ‘stranieri nella propria città’.

Come se le bombe non bastassero, su Teheran è caduta anche una ‘pioggia nera’ dopo gli attacchi contro depositi di carburante e raffinerie nei dintorni della capitale. L’aria tossica che avvolge la città rischia di trasformare l’emergenza militare in una crisi ambientale e sanitaria di lunga durata. Secondo le prime valutazioni, le sostanze presenti nelle precipitazioni contaminate possono provocare gravi problemi respiratori e altre conseguenze ancora difficili da prevedere”.

 

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Tra 4mila e 5mila militari e comandanti iraniani sarebbero stati uccisi nei raid condotti da Israele in Iran dall’inizio del conflitto quasi due settimane fa. Lo riferiscono le Forze di difesa israeliane (Idf), secondo cui tra le vittime figurano numerosi membri delle forze di sicurezza interne e della milizia paramilitare Basij, entrambi obiettivi prioritari degli attacchi.

La televisione di Stato continua imperterrita a trasmettere la propria narrazione. – ha concluso Reza Rashidy Parla di vittorie contro il nemico e allo stesso tempo minaccia chiunque venga accusato di collaborare con esso: impiccagione e confisca dei beni, anche per chi vive all’estero. È il linguaggio familiare dei regimi sotto pressione: celebrare la forza mentre la realtà mostra la fragilità.

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E proprio nel mezzo della tragedia, il potere mette in scena uno dei suoi paradossi più rivelatori. Dopo la morte del ‘capo supremo’, Ali Khamenei, evento che alcuni osservatori considerano l’unico vero successo strategico ottenuto dagli Stati Uniti in questa guerra, la successione avviene attraverso una procedura opaca che porta alla nomina del figlio, Mojtaba Khamenei.

Con questo gesto viene cancellato uno dei principi che la Repubblica islamica aveva sempre proclamato con orgoglio: la non ereditarietà del potere, presentata fin dall’inizio come la grande differenza rispetto alla monarchia. Così, mentre le bombe continuano a cadere su Teheran, un altro paradosso si compie sotto gli occhi del mondo: una rivoluzione nata per abbattere una dinastia sembra trasformarsi, lentamente e senza imbarazzo, in una dinastia essa stessa”.