“Uno dei principali corridoi energetici del pianeta è entrato in una fase di instabilità prolungata. L’effetto è destinato a proiettarsi immediatamente sui mercati globali”.
Marco Lupo, amministratore e direttore commerciale di Utilities dimension, delegato Assium e Consumerismo Emilia Romagna ed esperto nei settori dell’energia elettrica e del gas naturale, sentito in esclusiva da Notizie.com, ha commentato così gli ultimi sviluppi relativi allo Stretto di Hormuz. 
Il “collo di bottiglia” che bagna l’Iran è da giorni al centro di tensioni internazionali sempre crescenti, dopo l’attacco di Stati Uniti ed Israele al regime. Il governo iraniano, in risposta ai bombardamenti e all’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei, ha di fatto chiuso lo Stretto dove transita un quinto dell’energia mondiale. Il conflitto si è quindi spostato in parte sul mare tra petroliere bloccate e sotto attacco, rischio mine e navi scortate.
“Alcune navi commerciali sono finite nel mirino e diverse compagnie stanno sospendendo i transiti per il rischio militare. – ci ha spiegato Lupo – Questo significa che uno dei principali corridoi energetici del pianeta è entrato in una fase di instabilità prolungata e quando succede su uno snodo da cui transita circa un quinto dell’energia mondiale l’effetto si proietta immediatamente sui mercati globali”.
La crisi del petrolio e dell’energia è destinata a durare
L’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), un organismo dell’Ocse, in un rapporto ha scritto che “la guerra in Medio Oriente sta provocando la più importante perturbazione della storia per quanto riguarda l’approvvigionamento di petrolio“. La produzione di greggio è attualmente ridotta di almeno otto milioni di barili al giorno, con due milioni di barili al giorno supplementari legati a prodotti petroliferi “bloccati”.
Ci sono “importanti riduzione dell’offerta” in Iraq, in Qatar, nel Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Prima dell’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran, per lo Stretto di Hormuz passavano venti milioni di barili al giorno. La crisi del petrolio e dell’energia, insomma, nonostante tutti i meccanismi di riserva attivati in queste ore, è destinata a durare.
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Per l’Europa, che sta aumentando gli acquisti energetici dagli Stati Uniti, questo scenario riduce davvero l’esposizione al rischio Medio Oriente o comporta semplicemente costi più elevati?
“Su questo tema devo dire che sono rimasto sorpreso dalle recenti dichiarazioni di Vladimir Putin, che ha detto apertamente che la Russia sarebbe pronta a tornare a fornire gas all’Europa se da Bruxelles arrivasse un segnale politico in questa direzione. – ha sottolineato l’esperto – L’Unione Europea per ora mantiene la linea di uscita dal gas russo entro il 2027, ma è evidente che in una fase di forte tensione energetica il tema potrebbe tornare nel dibattito pubblico.
Credo che una guerra oramai ben oltre la disputa regionale, sia sufficiente a spostare i riflettori e a far mettere da parte alcuni pudori oramai entrati in una fase di debolezza. Ma fin tanto che l’Europa camminerà a capo chino lungo la linea atlantista, che sembra più seguire che tracciare, non credo si riaprirà questo dialogo con Mosca. Il punto è che negli ultimi anni l’Europa ha sostituito gran parte delle forniture via pipeline con il gas liquefatto proveniente dagli Stati Uniti attraverso contratti di breve periodo”.
L’esperto Marco Lupo: “Approvvigionamenti Usa azioni diplomatiche”
La nuova Guida suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei, intanto, “è necessario continuare a utilizzare lo strumento della chiusura dello Stretto di Hormuz”, in quanto l’opinione pubblica si aspetta che questa “difesa efficace e dissuasiva prosegua”. La Guida suprema ha ringraziato “i coraggiosi combattenti, che hanno fermato il nemico mentre il nostro Paese veniva aggredito ingiustamente dalle potenze dell’arroganza globale”.
Potenze tra cui figurano gli Stato Uniti che, per quanto riguarda l’Italia, sono il primo fornitore di Gnl. Il che “comporta in effetti costi più elevati, rispetto ad altri scenari energetici che avremmo potuto avere. – ha dichiarato Marco Lupo – Non sono mai riuscito a vedere questi approvvigionamenti come asset strategici sul piano energetico, ma più come azioni diplomatiche. In ogni caso questo ha certamente diversificato le fonti rispetto al passato, ma quello del gas resta un mercato internazionale e quando uno snodo strategico come lo Stretto di Hormuz entra in crisi gli effetti si propagano su tutto il sistema energetico.
Il Gnl viaggia su navi metaniere che possono essere dirottate verso i mercati più remunerativi e questo espone l’Europa a una competizione internazionale per la stessa materia prima, soprattutto oggi, dove anche la disponibilità di gas inizierà a risentirne. Gli analisti hanno riportato che oltre i tre mesi di conflitto si potrebbe scatenare una vera guerra globale dell’energia, dove a risentirne non saranno solo gli indici come il Ttf e quindi le bollette, ma anche gli approvvigionamenti a livello globale, e ciò arriva proprio nel momento in cui dovremmo andare a riempire gli stoccaggi“.





