Bambini del bosco, rafforzata la sorveglianza per la giudice. La sociologa: “Troppa esposizione mediatica, tutelare i piccoli che non possono esprimersi”

“Se parliamo di modelli familiari non convenzionali, si aprono una serie di scenari importanti. La reale tutela dei minori andrebbe considerata non soltanto dal punto di vista normativo”.

A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Flavia Munafò, criminologa, direttrice dello sportello di ascolto e prevenzione Socio Donna di Roma, presidente di Sia (Sociologi italiani associati).

La casa dove vivevano i bimbi del bosco
Bambini del bosco, rafforzata la sorveglianza per la giudice. La sociologa: “Troppa esposizione mediatica, tutelare i piccoli che non possono esprimersi” (ANSA FOTO) – Notizie.com

Il caso della famiglia del bosco di Palmoli, non lontano da Chieti, sta calamitando nuovamente l’attenzione dell’Italia intera. Nel novembre scorso il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, coppia anglo-australiana, che viveva in un casolare isolato. I bambini sono stati trasferiti in una comunità educativa insieme alla madre, ma nei giorni scorsi il Tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e di trasferire i tre bambini in un’altra struttura.

Il caso dei bambini del bosco è diventato uno scontro politico e mediatico e dà molto l’idea di propaganda. – ci ha spiegato MunafòSi sta strumentalizzando un caso sociale e familiare per raccogliere più o meno consensi. Bisognerebbe evitare un’esposizione mediatica così importante, così costante e così quotidiana, proprio per tutelare il benessere dei bambini, che ricordiamo stanno comunque vivendo una situazione particolare e provengono da una situazione particolare.

Si sta anche parlando in maniera errata del concetto di school o home education: si stanno prendendo dei termini che hanno un proprio significato e li si sta utilizzando per rendere delle idee diverse rispetto al vero significato di queste parole. Se noi andiamo a ricordare quello che è il best interest, cioè il bene del minore, non lo si sta facendo da un punto di vista mediatico, giornalistico e di comunicazione”.

L’esperta: “Indagare sulle motivazioni della scelta di quel tipo di vita nel bosco”

È stata rafforzata la vigilanza alla presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, che nei mesi scorsi è stata oggetto di attacchi e minacce sui social, per la nuova ondata di polemiche. Nella nuova escalation si inserisce l’appello del papà Nathan che ha invitato tutti a non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private, per evitare di gettare benzina sul fuoco dello scontro tra istituzioni.

Si sta puntando il dito, come sempre, senza guardare a chi andrebbe tutelato: tre bambini che non hanno la possibilità di esprimersi. – ha continuato l’esperta – Che non hanno la possibilità di farci sapere quello che stanno provando in questo momento e che comunque si trovano in una condizione più che particolare.

La casa dove vivevano i bambini del bosco
L’esperta: “Indagare sulle motivazioni della scelta di quel tipo di vita nel bosco” (ANSA FOTO) – Notizie.com

L’ingresso in casa famiglia, del resto, è una condizione particolare per qualsiasi minore, non soltanto per dei minori che provengono da un contesto di vita completamente naturalistico. Bisognerebbe indagare maggiormente su quali siano le motivazioni che hanno portato questa famiglia a scegliere quel determinato tipo di vita. Nelle situazioni di allontanamento familiare il sistema di protezione dei minori dovrebbe evitare il rischio di un trauma istituzionale.

Ritengo che effettivamente questo passaggio tra strutture e decisioni giudiziarie sia un passaggio obbligato. Ma l’allontanamento familiare andrebbe trattato con i guanti di velluto. Non è una situazione naturale, né rosea e né che si possa augurare a nessun nucleo familiare. I minori sono stati posti in una struttura insieme alla mamma e non al papà, quindi c’è già uno smembramento del nucleo familiare”.

“La reale tutela dei minori andrebbe considerata non soltanto dal punto di vista normativo”

Al Tribunale dell’Aquila si attende l’arrivo degli ispettori, su indicazione del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, per completare l’istruttoria e valutare eventuali azioni disciplinari nei confronti dei magistrati coinvolti nel procedimento. In questi giorni, con quattro visite consecutive, è il papà Nathan a dare sostegno ai bambini. Con la tacita speranza, anche grazie al lavoro di intermediazione della Garante regionale per l’infanzia Alessandra De Febis, di non perdere il contatto con i figli.

Bisognerebbe guardare un po’ più indietro per comprendere effettivamente quale assetto educativo sia stato trasmesso dai genitori. – ha dichiarato Munafò – Se vogliamo parlare di modelli familiari non convenzionali, purtroppo la domanda apre una serie di scenari importanti, perché la reale tutela dei minori andrebbe considerata non soltanto dal punto di vista normativo.

 

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La tutela dei minori, da un punto di vista normativo, ci obbliga a cogliere qual è il bene supremo del minore: cioè quali sono le situazioni in cui il minore può effettivamente avere il proprio spazio di espressione e quali sono gli atteggiamenti, i comportamenti e le azioni da evitare. Due aspetti sono evidenti. Il primo è che si è preso in considerazione l’aspetto della home education estremizzandolo, giustificando il fatto che i bambini che vivono in campagna, nel bosco, senza cellulare e senza obbligo di frequentazione scolastica, siano bambini più felici dei bambini che vivono in un sistema sociale mediatico occidentale, o occidentalizzato.

Sicuramente un bambino che passa ore davanti a un dispositivo è un bambino che andrebbe tutelato tanto quanto un bambino che vive nel bosco completamente estraneo alle norme sociali. Qui vediamo due poli opposti, entrambi estremamente scorretti. Non è possibile non considerare che esistano delle norme sociali con cui questi bambini, nel corso della vita, si dovranno inevitabilmente rapportare. Non si può considerare l’esistenza di un nucleo familiare completamente outsider, come se fossero degli eremiti, perché poi, nel momento in cui si crea una situazione di tipo medico o vaccinale, ci si scontra con quella che è la società, che per questa famiglia viene vista come se fosse un mostro.

D’altro canto, va considerato anche un altro aspetto. Una mamma che giustifica, per come è stato raccontato, i comportamenti dei bambini nei confronti delle educatrici. Una mamma che interrompe una consulenza in pieno svolgimento non sta facendo il bene dei suoi figli. Una mamma che giustifica certi atteggiamenti e che decide di tenere il punto, anziché prendere decisioni che possano tutelare i propri figli, e che preferisce scegliere un allontanamento piuttosto che cambiare rotta, non sta tutelando i suoi figli”.

“Il bene dei nostri figli sempre al di sopra del nostro, è una responsabilità”

Sul fronte giudiziario si stanno limando gli ultimi dettagli del ricorso alla Corte d’Appello da parte dei legali della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, per ottenere la sospensione dell’ordinanza di venerdì scorso. Tra le ipotesi al vaglio anche la possibilità di ottenere la revoca della sospensione della potestà genitoriale al solo papà.

Nel momento in cui diventiamo genitori dovremmo sempre ricordare che i nostri figli non ci hanno chiesto di essere messi al mondo e non ci hanno scelti come genitori. – ha concluso la sociologa – Ma nel momento in cui li mettiamo al mondo ci prendiamo la responsabilità di mettere il loro bene al di sopra del nostro e anche al di sopra delle nostre prese di posizione. Io, piuttosto che vedere mio figlio piangere tra le mie braccia perché lo stanno portando in un’altra struttura lontano da me, non riuscirei a dormire una notte lontana dai miei figli.

Forse indagherei un po’ di più dentro me stessa per capire che forse la presa di posizione sul vaccino, sulla scuola o su qualsiasi altra questione, tutto quel corollario che ho costruito intorno all’esistenza dei miei figli, sta portando i miei figli lontano da me in una maniera repentina e anche brutale. E allora forse quel corollario dovrebbe crollare e il mio spirito genitoriale, il mio spirito materno, dovrebbe emergere e diventare molto più forte rispetto a qualsiasi presa di posizione”.

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