Circa una settimana prima che Stati Uniti ed Israele attaccassero l’Iran, eliminando la guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei, a Teheran era già accaduto qualcosa che è rimasto nascosto agli occhi del mondo.
Nuclei della resistenza, tra cui i Mojahedin del popolo iraniano, si sono scontrati con le forze del regime, nelle stesse aree in cui è poi stato individuato ed ucciso Khamenei. Zone residenziali dove avevano sede anche diversi organi repressivi. Nessuno pensava, fino a quel momento, che un assalto del genere contro il regime potesse essere possibile. 
L’attacco si è poi concluso in maniera cruenta, con più di cento persone uccise o arrestate. Ciò che è accaduto pochi giorni dopo, è cosa nota. Stati Uniti e Israele hanno attaccato il regime, individuando ed uccidendo la guida suprema. Quello stesso giorno, il 28 febbraio, Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri) in esilio, ha annunciato la formazione di un governo provvisorio.
L’obiettivo è quello di “trasferire la sovranità al popolo iraniano e guidare il Paese verso la nascita di una repubblica democratica”. Il tutto, sulla base di un Piano risalente al 2006 che comprende la separazione tra religione e Stato, l’uguaglianza tra uomini e donne, l’abolizione della pena di morte, il pluralismo politico, il rispetto dei diritti delle minoranze e la non proliferazione nucleare.
Mojtaba Khamenei alla guida dell’Iran: “Una vipera non genera una colomba”
Una transizione democratica al momento rimasta sulla carta, poiché il regime ha scelto come successore di Ali Khamenei il secondogenito Mojtaba Khamenei. “Una vipera non genera una colomba. – si legge in una nota di Rajavi – Per oltre trent’anni, Mojtaba Khamenei, insieme a suo padre, è stato tra i principali artefici della repressione, dell’esportazione del fondamentalismo e del terrorismo e del saccheggio delle ricchezze del popolo iraniano”.
Secondo il Cnri Mojtaba sarebbe responsabile dei massacri e della repressione delle rivolte popolari, del controllo delle risorse e dell’economia del Paese e del saccheggio sistematico delle ricchezze nazionali. “L’indignato popolo iraniano, – ha continuato il Cnri – insorto in successive rivolte per rovesciare questo regime, non si ritirerà di fronte alla mafia clericale che governa l’Iran. Il destino dell’Iran sarà scritto dal suo popolo”.
Visualizza questo post su Instagram
Nel frattempo, continuano i bombardamenti. “Ma non abbiamo mai chiesto l’intervento militare né gli aiuti finanziari. Dal 2003 abbiamo sempre detto che c’è una terza opzione. Ovvero che il popolo iraniano riesca a rovesciare il regime. Siamo arrivati ad oggi poiché c’è sempre stata una politica di accondiscendenza da parte dell’Occidente con il regime iraniano. Ma noi abbiamo sempre avvertito che il regime non avrebbe mai smesso di lavorare sui progetti nucleari e non avrebbe mai fatto un passo indietro. Lo abbiamo visto fino all’ultimo momento”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Shahrzad Sholeh, presidente dell’Associazione donne democratiche iraniane in Italia. “La guerra tra il popolo iraniano ed il regime – ci ha spiegato – dura da oltre 45 anni. Abbiamo sempre chiesto che i Pasdaran (i Guardiani della rivoluzione islamica, il corpo istituito da Khomeini, ndr) fossero inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche, cosa che è avvenuta appena un mese fa.
Abbiamo chiesto di poterci autodifendere, contro un regime armato fino ai denti. A gennaio più di tremila persone sono state uccise, anche se le cifre precise ancora non si conoscono, perché internet viene spesso bloccato. Ed era già accaduto anche nel 2019, quando l’aumento del prezzo della benzina portò la gente in piazza e la repressione fu durissima”.
“Reza Pahlavi da 45 anni vive in un comodo esilio”
Più volte in questi giorni si è vociferato di un possibile ritorno di Reza Pahlavi, figlio maggiore dell’ultimo Scià d’Iran, Mohammad Reza Pahlavi, e dell’imperatrice Farah Diba. “Reza Pahlavi non ha alcuna base organizzativa all’interno dell’Iran. – ha continuato Sholeh – Non ha una rete, una struttura, né quadri disposti a sacrificarsi per lui nel Paese. Da 45 anni vive in un comodo esilio, principalmente negli Stati Uniti, aspettando che potenze straniere gli consegnino il trono, come accadde a suo padre e a suo nonno con l’aiuto della Gran Bretagna e della Cia”.
Il Cnri, che spinge per la transizione democratica, è composto da più di 500 membri, inclusi rappresentanti di diverse minoranze etniche e religiose, tra cui curdi, baluci, armeni, ebrei, cristiani e zoroastriani, rappresentanti all’estero delle tendenze politiche in Iran. Più della metà dei membri sono donne. Come Parlamento in esilio ha lo scopo di formare un governo di coalizione democratico e secolare in Iran. Ci sono anche cinque organizzazioni che sono membri del Cnri, inclusi i Mojaheddin del Popolo, il più grande e popolare gruppo di Resistenza.





