Una malformazione rarissima che rischiava di fermare il cuore della piccola Carola alla 28esima settimana di gravidanza. Dalla Puglia al Policlinico di Milano per un intervento laser mini-invasivo che ha cambiato il destino di una famiglia.
Quella di Carola (nome di fantasia) è una vicenda che segna il confine tra l’imprevisto e il miracolo della medicina moderna. Tutto è cominciato quando la madre che l’aspettava, si è recata a una visita medica in Puglia. Qui i medici hanno notato un’anomalia nello sviluppo di uno dei polmoni della bimba che porta in grembo. Si trattava di un raro caso di sequestro polmonare in epoca prenatale. 
Il sequestro polmonare in età fatale colpisce un feto ogni 10mila gravidanze. Si tratta di una malformazione congenita caratterizzata dallo sviluppo atipico di una porzione di polmone. Il problema principale è causato da un vaso anomalo proveniente dall’aorta discendente del feto, che irriga questa massa “isolata” dal resto dell’apparato respiratorio.
È una neoformazione benigna che, crescendo rapidamente, finisce per comprimere il polmone sano e gli altri organi vicini. Il rischio più grande è lo scompenso cardiaco, perché questa massa sottrae sangue al resto del corpo del feto, affaticando il cuore fino a rischiare la morte intrauterina. Nel caso della piccola Carola, la malformazione stava già causando un accumulo di liquido.
Il viaggio verso Milano e l’intervento laser alla 28esima settimana
La madre è stata mandata d’urgenza dalla Puglia al Policlinico di Milano, che vanta la più ampia esperienza italiana in chirurgia fetale. Qui, il team di Diagnosi Prenatale è intervenuto immediatamente alla ventottesima settimana.
L’obiettivo era chiudere il canale di irrorazione della massa. L’intervento è durato circa 30 minuti ed è stato effettuato con una tecnica mini-invasiva: sotto guida ecografia, i chirurghi hanno introdotto nell’utero un ago sottilissimo dotato di laser. E attraverso questo strumento hanno “bruciato” il vaso responsabile della crescita anomala. 
La mamma di Carola è stata in anestesia locale, mentre alla bimba sono stati somministrati farmaci anestetici perché non si muovesse durante la procedura.
Grazie all’intervento la massa ha iniziato a riassorbirsi da sola e la mamma ha potuto proseguire la gravidanza in Puglia. Carola è nata alla 36esima settimana con parto cesareo perché era in posizione podalica, senza complicazioni.
La nascita di Carola
“Il trattamento in utero ha fatto sì che la bambina potesse continuare a crescere nel grembo materno favorendo una corretta maturazione polmonare”, ha spiegato Nicola Persico, direttore della Diagnosi Prenatale e Chirurgia Fetale del Policlinico di Milano. “Aspettare la nascita avrebbe comportato gravi rischi per la vita del feto. Oggi Carola e la sua mamma sono a casa e non sono stati necessari altri trattamenti chirurgici”.
Non è la prima volta che il Policlinico di Milano accoglie queste sfide. I medici hanno già trattato 10 casi simili negli ultimi anni. “È molto migliorata la tecnologia dell’immagine ecografia”, ha aggiunto Persico, “permettendoci di intervenire con più precisione”.
“Il Policlinico di Milano è un punto di riferimento italiano per il trattamento chirurgico delle patologie ferali, neonati e pediatriche”, ha spiegato Ernesto Leva, direttore del dipartimento Area Materno-Infantile del Policlinico di Milano. “Ed è in grado di offrire alle future mamme e ai loro bambini percorsi di diagnosi di tutte quelle patologie che richiedono un intervento immediato dopo la nascita o che possono essere trattate già in utero”.





