“Dire che siamo amareggiati è un eufemismo. Sono convinto che nella vita si possa sbagliare, anche se non dovrebbe accadere. Ma prima come poliziotti e poi come uomini bisogna assumersi le proprie responsabilità. Chi ha il compito di far rispettare l’ordine, la legge e le regole non può violarle assumendo comportamenti così gravi”.
A parlare, in esclusiva per Notizie.com, è Stefano Paoloni, segretario del Sindacato autonomo di polizia (Sap), in merito al fermo, per l’omicidio a Milano Rogoredo di Abderrahim Mansouri, dell’assistente capo della polizia Carmelo Cinturrino. Subito dopo i fatti, il 26 gennaio scorso, il Sap aveva anche avviato una raccolta fondi per sostenere la tutela legale dell’agente. L’intera somma sarà a questo punto restituita. 
Poche ore fa si è tenuto l’interrogatorio di Cinturrino davanti al gip per la convalida del fermo. Il poliziotto, che in un primo momento aveva parlato di legittima difesa, ha ammesso le proprie responsabilità. Nel boschetto di Rogoredo, luogo noto per lo spaccio di droga, subito dopo aver colpito Mansouri da una distanza di circa trenta metri, ha posizionato una pistola a salve a fianco al corpo. “Lui si scusa con tutte le persone di cui ha tradito la fiducia”, ha detto l’avvocato Piero Porciani.
“È scioccante che sia stata tradita la fiducia che tutti avevano riposto in lui e nelle sue dichiarazioni. – ha continuato Stefano Paoloni – Lo trovo un fatto lesivo dell’onorabilità di tutti coloro che, ogni giorno, rischiano la vita sulle strade del Paese. Anche noi, purtroppo, siamo caduti in errore nel difenderlo inizialmente, ma lo abbiamo fatto in assoluta buona fede. Questo perché, solitamente, gli episodi che coinvolgono i colleghi riguardano l’uso legittimo delle armi. Eravamo convinti che anche questo fosse uno di quei casi. Purtroppo non è stato così, ed è giusto che ci sia il massimo rigore nella valutazione di questa situazione”.
Paoloni (Sap): “La polizia ha dimostrato di avere gli anticorpi”
La pistola trovata vicino al corpo di Mansouri è quindi di Cinturrino che a sua volta l’aveva trovata durante un servizio qualche anno fa e l’aveva tenuta. L’agente ha riferito al giudice di aver fatto tutto da solo il 26 gennaio. Altri quattro poliziotti sono indagati per favoreggiamento, ma le loro testimonianze hanno di fatto stretto il cerchio attorno a Cinturrino. Quest’ultimo è stato fermato ieri dai suoi stessi colleghi della squadra mobile, dopo le indagini-lampo della Procura della Repubblica di Milano.
“La polizia ha dimostrato di avere gli anticorpi”, ci ha detto il segretario del Sap. Secondo indiscrezioni, però, Cinturrino era un soggetto già “segnalato” internamente per condotte al limite. Qualche meccanismo di controllo si è inceppato? “Su questo al momento mi riserverei di rispondere, perché mi pare ci sia molta disinformazione. – ha dichiarato Paoloni – Atteniamoci ai fatti accertati: l’episodio è gravissimo. Sulle questioni collaterali credo sia difficile, oggi, fare valutazioni serie e corrette. Per non incorrere nello stesso errore di valutazione fatto all’inizio, è opportuno attendere gli esiti ufficiali”.
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Gli agenti indagati hanno parlato ai pm del fatto che Cinturrino voleva che “spacciatori e tossici” “tirassero fuori droga e soldi” e che spesso utilizzava un “martello”. Cinturrino ha risposto a tutte le domande del gip e del procuratore Marcello Viola, ha ripetuto di aver esploso il colpo per “paura” e dopo ha aggiunto di essersi sentito “perso”. Sul martello il suo legale ha precisato che era un oggetto “che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono”. Nessuna conferma anche sul presunto giro di spaccio: “Ha confessato tutto, ha ammesso tutti i suoi errori, è pronto a pagarli. Ma quello che non ha fatto no”.
I fatti di Rogoredo hanno acceso un dibattito politico incentrato sul cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine. In sostanza, all’interno del nuovo Ddl Sicurezza ci sono una serie di norme volte a rafforzare le tutele legali per gli appartenenti alle forze dell’ordine. L’obiettivo è quello di introdurre una causa di giustificazione più ampia, che protegga l’agente dal finire immediatamente sotto indagine se l’uso della forza è avvenuto per necessità di servizio.
Scudo penale: “Con il Decreto in vigore, in questa vicenda non sarebbe cambiato nulla”
Il governo ha spinto per accelerare l’approvazione del pacchetto, ma l’opposizione ha accusato la maggioranza di usare un fatto di sangue per fare propaganda. “Le norme previste nel Decreto Sicurezza, che sono figlie di una nostra proposta, – ha concluso Paoloni – non avrebbero spostato di un millimetro l’esito di quanto accaduto a Rogoredo. La norma prevede l’istituzione di un periodo di ‘verifica di garanzia’ con l’iscrizione non nel registro degli indagati, ma in un apposito registro (valido per le forze dell’ordine ma anche per i comuni cittadini) qualora possano sussistere cause di giustificazione come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere, lo stato di necessità o l’uso legittimo delle armi.
Questo serve a consentire alla persona coinvolta di partecipare agli accertamenti tecnici e agli incidenti probatori con le dovute garanzie. Nel momento in cui dovessero emergere profili di responsabilità, partirebbe normalmente l’azione penale con l’iscrizione nel registro degli indagati o l’applicazione di misure cautelari. Quindi, anche con il decreto in vigore, in questa vicenda non sarebbe cambiato nulla.
Lo scudo resta uno strumento fondamentale per quegli operatori che si trovano in situazioni simili ma legittime. Penso ai colleghi, sempre a Rogoredo, che hanno dovuto rispondere al fuoco di chi aveva rubato la pistola a un vigilante. Penso ai colleghi che usano le armi nell’adempimento del dovere e restano indagati o sotto processo per uno o due anni prima di essere prosciolti perché viene riconosciuta la causa di giustificazione. Con il Decreto Sicurezza è prevista una valutazione entro 120 giorni: se sussistono gli elementi si procede all’archiviazione e l’operatore torna serenamente al servizio. Se invece sussistono profili di responsabilità, viene indagato e il processo prosegue regolarmente”.





