Pusher ucciso a Milano, cosa è successo davvero nel boschetto di Rogoredo? Cinque poliziotti indagati: “Inscenato il conflitto a fuoco”

Abderrahim Mansouri era al cellulare quando è stato ucciso da un proiettile, non impugnava alcuna arma, neppure giocattolo. E nei minuti successivi quattro poliziotti avrebbero inscenato un conflitto a fuoco per legittima difesa.

È questa la convinzione dei pm della Procura della Repubblica di Milano in merito al caso del pusher ucciso da un colpo di pistola sparato dall’assistente capo del Commissariato di Mecenate Carmelo Cinturrino di 42 anni a Rogoredo lo scorso 26 gennaio.

Manifestazione per il 28enne ucciso a Rogoredo
Pusher ucciso a Milano, cosa è successo davvero nel boschetto di Rogoredo? Cinque poliziotti indagati: “Inscenato il conflitto a fuoco” (FACEBOOK FOTO) – Notizie.com

Cinturrino è al momento indagato per omicidio volontario e altri quattro agenti per favoreggiamento e omissione di soccorso. Proprio l’utilizzo del cellulare da parte del pusher 28enne Mansouri avrebbe permesso agli investigatori della squadra mobile di Milano, coordinati dal pm Giovanni Tarzia e dal Procuratore Marcello Viola, di datare con precisione il momento dell’unico sparo letale da patte del poliziotto, esploso con l’arma di ordinanza.

L’agente era accorso nel cosiddetto boschetto di Rogoredo dalla zona di Corvetto. Mansouri era al telefono forse con un amico spacciatore che lo avvisava della presenza di forze dell’ordine nell’area, bruscamente interrotta dal proiettile mortale. Da quel momento, fino alla chiamati ai soccorsi e al 118, sarebbero trascorsi oltre 20 minuti. Lasso temporale che, assieme ad altre evidenze raccolte nelle indagini, fanno immaginare agli inquirenti che gli agenti abbiano inscenato il conflitto a fuoco iniziato per legittima difesa.

I quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso sono stati interrogati

Conflitto iniziato dopo aver visto Mansouri impugnare a sua volta un’arma, che si è poi verificato essere una replica di Beretta caricata a salve fotografata accanto al cadavere durante le prime operazioni. I quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso sono stati interrogati per diverse ore negli uffici della Questura. Un elemento da chiarire è la presenza della pistola a salve trovata accanto alla vittima di origine marocchina.

L’arma era priva di impronte. Potrebbe essere stata messa dopo per giustificare lo sparo esploso a una distanza di circa 25 metri. Da quanto si è saputo, davanti al pm Tarzia, gli altri agenti indagati avrebbero chiarito e precisato tanti elementi rispetto alle loro testimonianze precedenti. Ne è emerso un quadro di gestione opaca. L’avvocato Massimo Pellicciotta, che assiste una poliziotta, ha chiarito di poter riferire soltanto che “si è difesa dalle contestazioni puntualizzando la sua posizione”.

Il luogo dove il 28enne ucciso è stato ucciso a Rogoredo
I quattro poliziotti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso sono stati interrogati (ANSA FOTO) – Notizie.com

Anche due agenti che, come la collega poco prima della morte di Mansouri erano impegnati nel fermare un pusher bengalese, “hanno chiarito la loro posizione e offerto precisazioni“, come spiegato dall’avvocato Antonio Buondonno. Posizione “chiarita” pure dal quarto agente interrogato, colui che era vicino a Carmelo Cinturrino quando ha sparato. “Confidiamo ora nel lavoro della Squadra mobile e della Procura“, ha spiegato il suo legale Matteo Cherubini.

Secondo le imputazioni, che derivavano dalle loro prime audizioni e da elementi raccolti nelle indagini, tra cui le analisi di telecamere e telefoni, riscontri della Polizia scientifica e testimonianze, i quattro avrebbero aiutato il collega che ha esploso il colpo “ad eludere le investigazioni“.

Il Pd di Milano: “Comune dovrebbe essere parte civile”

La vicenda, com’era già avvenuto subito dopo i fatti, ha interessato anche il mondo politico. Il Partito democratico di Milano, attraverso il presidente della Commissione sicurezza di palazzo Marino Michele Albiani, ha detto che il Comune dovrebbe valutare di costituirsi parte civile nel processo “qualora dovessero trovare conferma le accuse contestate agli agenti indagati”.

Albiani ha parlato anche del fatto che l’area del boschetto di Rogoredo insiste su terreni di proprietà Rfi, quindi riconducibili alla sfera di competenza del Ministero delle Infrastrutture Matteo Salvini. Per Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia, “è triste che la Procura continui a sollevare dubbi o perplessità nei confronti di questi uomini in divisa, servitori dello Stato. Mi aspetto dalla magistratura un atteggiamento ben diverso, realmente super partes”.

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